14.03.2012
Emergenza rifiuti » Antonio Casolaro

Etleboro

Quaranta pagine di ricorso per spiegare al tribunale amministrativo regionale che a Terzigno si sta consumando un incredibile scempio ambientale. La megadiscarica di Cava Sari infatti è assolutamente illegale, abusiva e insalubre par una moltitudine di motivi di cui alcuni riportati nel ricorso depositato al TAR della Campania.

Sarà che la stessa sorge nel bel mezzo del Parco Naturale del Vesuvio e se non bastasse possiamo precisare che è situata a ridosso di un centro urbano del quale ha completamente stravolto la morfologia e l’equilibrio idrogeologico. Non è abbastanza? Aggiungiamo allora che Cava Sari è l’esempio più attuale di una pubblica amministrazione nemica dei cittadini e soprattutto menzognera: nelle quaranta pagine del ricorso infatti sono spiegati per filo e per segno tutti gli stratagemmi e i sotterfugi architettati da Regione, Provincia e Comuni, per giustificare lo schifo di una discarica gestita in spregio alla normativa vigente, aggirando la legge e che viene continuamente modificata senza il parere di una commissione tecnica istruttoria come indicato dal D.Lgs 152/2006. Come una cinquecento lanciata a 300 kmh, Cava Sari a fronte di una capacità stimata di 730.000 mc attualmente contiene più di 1.000.000 mc tra inerti e rifiuti, mentre la Regione Campania ne stima 710.000 mc, sostenendo che con l’innalzamento si sarebbero potuti sversare altri 35.000 mc di spazzatura. Quaranta pagine per contestare che, quella in atto non è un’opera di ottimizzazione della cava, ma una modifica sostanziale della discarica. Tutto ciò non è stato sufficiente per il TAR, che respingendo l’istanza , ha detto che la Sari deve restare aperta perché - si legge nell’ordinanza - “l’oggetto del presente giudizio cautelare è ristretto all’assenso alla realizzazione delle opere di ottimizzazione gestionale, restando perciò estranei alla causa i profili inerenti la corretta gestione della discarica, e che in particolare è contestato che l’innalzamento di quattro metri del livello originario del sito costituisca modifica non sostanziale della autorizzazione integrata ambientale del 2009”. Quindi, che il gestore dica che in discarica ci siano 972.000 mc a fronte di una capienza di 730.000 mc e che subito dopo un tecnico della Regione lo sbugiardi, non costituisce per il TAR un comportamento riconducibile ad una cattiva gestione del sito. Roba da matti. Questa incredibile decisione a pochi mesi dalle clamorose assoluzioni per la vicenda del traffico di rifiuti tossici tra nord e sud sembra avere una matrice politica molto spiccata. Chiaramente non si tratta di una sentenza, dal momento che la questione sarà trattata nel merito, ma questa ordinanza già appare come la vittoria delle macchinazioni burocratiche, della politica del torbido, la vittoria della vecchia logica di gestione della salute pubblica, della non ingerenza nelle questioni pubbliche da parte della cittadinanza, della magistratura che ammicca al potere, la vittoria delle amministrazioni comunali di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase che non si sono nemmeno costituite in giudizio, della regione e della provincia, del malaffare. Sconfitti, invece, siamo tutti noi, non soltanto i cittadini della Campania ma tutto il Paese.

 

 

 

Antonio Casolaro