14.01.2012
Campania » Ernesto Ferrante

Etleboro

Occorre avere una smisurata pazienza e un’enorme solidità finanziaria quando si ha a che fare con le Asl, soprattutto quelle campane.

E’ quanto emerge da una indagine dell’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. A guidare la classifica dei ritardi nei pagamenti alle ditte fornitrici, è l’Azienda sanitaria locale di Napoli 1 Centro: per saldare le fatture emesse dai fornitori di dispositivi medici, questa Asl impiega 1.676 giorni. Segue il San Sebastiano di Caserta, dove l’attesa è di circa 1.414 giorni poco più di 3 anni e 10 mesi, mentre all’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, ne occorrono 1.335, 3 anni e 8 mesi. Dall’analisi della Cgia di Mestre, emerge che “solo due Asl su 286, pari allo 0,7% del totale, pagano i propri fornitori di dispositivi medici entro la soglia dei 60 giorni, così come previsto dalla recente Direttiva Europea che il nostro Parlamento deve ancora recepire”. Quello passato sotto la lente d’ingrandimento dell’associazione guidata da Giuseppe Bortolussi è un fenomeno che, complessivamente, vale circa 40 miliardi di euro, e che mette con le spalle al muro aziende e ditte fornitrici, talvolta con esiti tragici. Se quella di Napoli Centro è il caso limite, ci sono però almeno 8 aziende sanitarie, tra Campania e Calabria, i cui soldi alle ditte arrivano dopo 1.000 giorni. Nel nostro Paese, come abbiamo già anticipato, solo due Asl su 286 (0,7% del totale) pagano le imprese fornitrici entro 60 giorni: sono quelle di Crema (46) e Mondoví (23). Nella black list dei 1000 giorni e più, figurano l’Ospedale Federico II di Napoli (1.321 giorni), l’Ospedale di Cosenza (1.257 giorni), l’Asl di Salerno (1.157 giorni), l’Azienda Ospedaliera Pugliese di Ciaccio-Catanzaro (1.038 giorni) e l’Asl di Cosenza (1.033 giorni). A livello regionale, la Calabria guida la classifica dei peggiori pagatori, con una media di attesa tra tutte le sue Asl di 925 giorni, seguita dalla Campania (771) e ben distanziato dal Lazio (387). Più “virtuoso” è il Trentino Alto Adige, con una media di 92 giorni. “Questa anomalia tutta italiana, afferma Bortolussi, deve terminare. I ritardi influiscono negativamente sulla liquidità e stanno complicando la gestione finanziaria delle imprese fornitrici. Inoltre gli effetti negativi sono aumentati considerevolmente proprio in questi ultimi mesi di recessione economica, visto che l’accesso a qualsiasi forma di credito è diventato piú difficile”. E pensare che le pubbliche amministrazioni, di regola, godono di flussi di entrate certe, prevedibili e continui rispetto alle imprese private. A difesa dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, è subito accorso il direttore generale Francesco Bottino, con una nota. La causa dei super ritardi nei pagamenti, a suo avviso, è da ricercare “nell’aumento della esposizione debitoria” dell’azienda, prolungatasi dal 2008 e tuttora in atto”. “Attualmente, aggiunge Bottino, l’ex Civile, servendo un bacino d’utenza di circa un milione di abitanti, assolve al pagamento dei fornitori di beni e servizi essenziali (vitto, pulizie, mensa, custodia e vigilanza)”.

 

 

Ernesto Ferrante