21.12.2011
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

Tornano a farsi sentire gli ex operai dell’ex 3M di San Marco Evangelista, in Provincia di Caserta. I giorni passano e le possibilità di riavere un dignitoso posto di lavoro, diminuiscono.

Affaccendati come sono a difendere le proprie rendite di posizione, politicanti e sindacalisti, hanno completamente abbandonato chi ha dato lustro a Terra di Lavoro, facendo parlare di eccellenze e non delle solite negatività. Nella nuova lettera di denucia, si fa riferimento soprattutto ai traditori, ovvero a coloro che hanno finto di essergli vicini per poi rivelarsi “i negoziatori di un prestabilito scambio di faccende”. “I sommi capi, è scritto nella missiva, volevano chiudere la 3M Italia di Caserta, ma temevano che se l’avessero fatto, questi si sarebbero rivoltati, “allora chiamarono i Giuda, questi si recarono dai sommi capi, per consegnare loro gli operai 3M. Quelli si rallegrarono e promisero di dargli denaro. E loro cercarono l’occasione opportuna per consegnarglieli”. Occasione rappresentata dal maldestro tentativo di cessione (nel 2005) di ramo di azienda 3M Italia alla Hopit Spa, holding finanziaria, priva di ogni credibilità industriale e finita nel mirino della Guardia di Finanza per abusivismo bancario, bancarotta fraudolenta, tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo. Operazione poi ripetuta, questa volta con successo, nel giugno 2006 quando, scrivono le maestranze, “ci fecero accettare la grande cessione di ramo d’azienda 3M Italia alla I.T.P. con l’approvazione definitiva, presso l’Unione industriali di Caserta, dai rappresentanti sindacali”. Investimenti per circa 30 milioni di euro, programma di riconversione con utilizzo della Cigs, assicurazione della presenza industriale per almeno un quinquennio, passaggio di tutti i lavoratori in forza alla nuova società e mantenimento del contratto chimico, erano i punti qualificanti dell’accordo sottoscritto, per la 3M Italia, da Tiziano Lanfossi, Roberto Tamburrini, Maurizio Filosa e Andrea Fontana; per la Itp, dal presidente professor Giorgio Mazzanti e dall’amministratore delegato Alessandro Petti; e per i sindacati, da Carmine Crisci, Gianni Nughes, Matteo Coppola, Antonio Avossa e Rinaldo Rinasti. Itp Spa era una società di recente costituzione, con un capitale sociale di 10 milioni di euro, partecipata per il 75% da Ander Partecipazioni Spa (Gruppo Hander Sa di Ginevra) e il 25% da Ce Power & Energy Holding Gmbh (Gruppo Vcp Energy Holding Gmbh di Vienna). Il progetto industriale che interessava lo stabilimento ex 3M di San Marco Evangelista, era incentrato su tre linee di prodotto: imballaggio protettivo, imballaggio flessibile e termoforatura. “In sostanza, si legge ancora, si dovevano produrre materiali di imballaggio per la protezione antiurto e antigraffio, ma poi ci portarono a firmare presso l’unione industriale di Caserta il niente più a pretendere (per 700 euro) dalla 3M, facendoci credere nella garanzia del quinquennio lavorativo e relative spettanze (così come scritto nel protocollo di intesa della cessione di ramo d’azienda firmato a Roma 2006), ci misero addosso le mani e ci esternalizzarono tutti”. A chi si lamentava e chiedeva spiegazioni, i “sommi difensori degli operai” e i “diplomatici del popolo” rispondevano: “Non vi lamentate, non vi preoccupate, lavorerete tutti con la I.T.P. s.p.a. Non perderete il vostro lavoro, meglio di cosi non sì poteva fare”. E non vanno dimenticati gli altri pseudo progetti industriali della Basic Essence e della Bioplastic industrie, “altre due grandi industrie (in dismissione) scisse dalla cessione 3M alla I.T.P.” , che hanno permesso lo spezzatino del territorio e degli operai ex 3M. “Oggi, dopo 5 anni e mezzo, concludono amaramente le maestranze, si sta finendo di vendere il territorio 3M a pseudo industriali a prezzo di favore con la promessa di riassorbirci. Su 160 ne hanno presi 18 (il BST), di lavoro nemmeno l’ombra, di soldi neanche a parlarne. Aspettiamo che qualche anima buona: la 3M Italia, il BST, il consorzio Socratis, le aziende, i sindacati, i politici si destino dal torpore giudaico e incomincino a pretendere il rispetto degli innumerevoli verbali e protocolli fatti per dare lavoro e la dignità a noi poveri lavoratori”.

 

 

 

Ernesto Ferrante