30.11.2011
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

“Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”, amava ripetere Johann Wolfgang Göethe. Una triste verità, sempre più valida ed applicabile, soprattutto agli Italians.

Il presidio di sabato all’esterno della Base Nato di Bagnoli, ha detto ancora una volta, inequivocabilmente, che la stragrande maggioranza del gregge che popola lo stivale non percepisce l’occupazione militare americana come un problema. Il copione è sempre lo stesso, da anni: tante parole, appelli accorati, articolate strategie militari e analisi chilometriche con vibranti chiamate alle armi nelle settimane che precedono convegni e manifestazioni sul tema e una sparuta presenza il giorno dell’evento. Si protesta e ci si dimena, si blatera e si farfuglia ma poi bastano i canti delle solite sirene da scogliera d’asfalto e copertoni in fiamme per orientarsi altrove, mortificando intelligenze e sforzi. Il ritratto partenopeo è impietoso e inequivocabile: vi è un’avanguardia che non ha intenzione di tacere e schiva abilmente le trappole degli incanalatori a gettone di energie pure e poi c’è tutto il resto, un coacervo di anime confuse, di canuti maneggioni e giovani accattoni. E non mancano individui divorati dall’inerzia e schiere di utili idioti in servizio permanente effettivo presso l’esercito della distrazione di massa... Non bastano 113 basi, non serve essere stati complici del massacro del popolo libico e della sua legittima guida, non provoca disgusto il figurare nell’elenco delle escort militari che accompagneranno nella gita al piombo e al fosforo bianco gli aguzzini del moderno e multiconfessionale stato siriano e di Assad. Il sonno della ragione può andare avanti, anche se un manipolo di “pazzi” di sabato pomeriggio, scelleratamente, invece di dedicarsi al pranzo, a facebook o a youporn, decide di turbare la quiete pubblica e pubica, mettendosi a gridare sotto il naso degli occupanti che non li vuole più sul proprio suolo e che rifiuta di essere complice dei loro crimini. “Erano quattro gatti”, “Ci sono problemi ben più gravi e questi pensano alla Nato”, “Bisogna cacciare i rossi dalle piazze”, “Occorre fermare i fascisti-sessisti-razzisti”, blaterano le rane saltellanti sul putrido stagno del nulla. “E le rane partirono... Partirono verso il regno della suprema viltà umana. Partirono verso il fango di tutte le trincee. Partirono... E la morte venne! Venne ebbra di sangue e danzò macabramente sul mondo. Danzò con piedi di folgore... Danzò e rise... Rise e danzò... Per cinque lunghi anni. Ah, Come è volgare la morte che danza senza avere sul dorso le ali di un’idea... Che cosa idiota morire senza sapere il perché...”, avrebbe detto Renzo Novatore. 

Sarebbe superfluo aggiungere altro...