30.11.2011
Emergenza rifiuti » Antonio Casolaro

Etleboro

Sembra avere un nome regale ma di nobile non ha proprio nulla Taverna del Re, località tristemente nota per ospitare il più grande sito di stoccaggio del mondo civile (si fa per dire). Sette milioni di eco balle ammassate dal 2001 in un area di 6 km quadrati tra i comuni di Giugliano in Campania e Villaricca ne fanno un mostruoso, mastodontico, indecente monumento allo scempio del territorio e al malgoverno.

Con la sua sagoma minacciosa visibilissima dal satellite ed estesa quanto un paese, Taverna del Re si trova in quella che è con ogni probabilità l’area agricola più inquinata d’Europa. Una stima ufficiale non ci è consentito farla, ma i dati sull’altissima percentuale di tumori in questa zona tolgono ogni possibile dubbio sulla gravità estrema della situazione.

In verità le eco balle di eco hanno davvero poco ma di “balle” tanto, infatti dovrebbe trattarsi di rifiuti separati e triturati (il cosiddetto CDN) pronti per essere inviati ad Acerra per la combustione ma in realtà altro non sono che un miscuglio di rifiuti “tal quale” ammassati e lasciati imputridire alle intemperie. Ma come si è arrivati al disastro odierno?  Nessuna procedura complessa, tutto è espressione lineare del malgoverno campano e neanche sembra sorprendere il fatto che l’immenso sito di rifiuti altro non sia che il frutto di un accordo scellerato tra il governo e la camorra. Era il 2003 quando (tanto per cambiare), durante la ricerca affannosa di fosse nelle quali depositare i rifiuti napoletani in preda alla frenesia dell’ennesima crisi, gli uomini dello Stato incontrarono la camorra: una riunione ufficiale tra i dirigenti del commissariato di governo, Massimo Paolucci e Giulio Facchi e un gruppetto di imprenditori in odor di mafia. I luoghi individuati come future discariche appartenevano a Cipriano Chianese, Gaetano Vassallo, Elio e Generoso Roma. 

Nonostante le proteste anche clamorose dei residenti, fu con l’avvento dell’ex sindaco di Villaricca Enrico Fabozzi, arrestato la scorsa settimana insieme agli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastrominico che realizzarono le piattaforme di cemento su cui sorgono le piramidi di spazzatura, che Taverna del Re divenne il più grande sito di stoccaggio di rifiuti d’europa.  Il Procuratore della repubblica incaricato delle indagini sospetta che siano loro la faccia finanziaria della famiglia Iodice, una delle quattro famiglie che compongono il cartello casalese.  Intanto dopo il buco nell’acqua dell’operazione “Cassiopea” che portò a decine di clamorose assoluzioni nella più grande inchiesta sulle ecomafie campane, i cittadini a nord di Napoli straziati continuano ad invocare giustizia.  Non vogliono più avere paura di ammalarsi, vogliono essere considerati Italiani a tutti gli effetti e non solo per il fisco. 

C’è forse qualcosa di eversivo, del resto, nel lottare per la salute e il futuro dei propri figli? 

In Campania a quanto pare sì.

 

 

Antonio Casolaro