25.11.2011
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Con tutta la spazzatura che passano le reti in chiaro della tv italiana, capita sempre più spesso di essere costretti a rifugiarsi in youtube o nella tv digitale. Navigando, navigando nell'ampio mare dell'etere e del web, non è raro imbattersi in trasmissioni o interviste di grande pregio, come quella concessa alla tv russa dal filosofo e scrittore Alexandr Dugin sul tema dell'amore.

Prendendo spunto dal libro di Denis de Rougemont L'Amour et l'Occident (l’Amore e l'Occidente), il celebre studioso russo della Tradizione, ha tratteggiato magistralmente la parabola discendente di quel sentimento che per secoli è stato l'asse della società occidentale, la musa ispiratrice di romanze, leggende, canzoni e narrazioni e il cardine di una specifica concezione ideologico-culturale del mondo. Un amore passionale e fiammeggiante, ben diverso da quello “alato” e metafisico di Platone, ma anche da quello cristianizzato, profondamente intriso di rispetto, composta venerazione e armonia senza passione. L’amore “occidentale”, come ha scritto de Rougemont, è infelice, perché su quello felice non si scrivono storie, è tragico, non è istituzionale. E' trasgressione, è superamento delle norme. Nel mito di Tristano e Isotta che è alla base del suo libro, quando i due amanti si uniscono solo sotto forma di alberi di nocciolo e caprifoglio che crescono sulle loro tombe, è sublimata la percezione Occidentale dell'amore. Tuttavia l'età aurea di questo nobile sentimento è finita e quella tensione drammatica, “quando nell’amato si manifestava la forza superiore, forse non sempre buona, ma sempre superiore, perché ci sono tante cose superiori all’uomo, e nell’amore questo superiore all’uomo si palesa in tutta la sua evidenza, in tutta la sua brutalità, in tutta la sua ineluttabilità, invadendolo e poi ammutolendolo, perché diventa la vittima di quella forza superiore che lo avvolge e prende possesso del suo destino e della sua personalità”, è stata sepolta dal cinismo utilitaristico della nostra era. L'amore moderno è trasformato, calcolato, abbinato alla quantità dei piaceri, al prezzo del singolo micro godimento che riceve la cellula. Tutto è scomposto, è smembrato, è sistemizzato, a ogni parte del corpo è attaccato il segnaprezzo: “questo dito si può toccare per cinque dollari, per tenere un pò la mano avrete bisogno di quindici ecc...”. “L’amore si è sfasciato, ammonisce Dugin, come si è sfasciato il Logos, come si è sfasciata la società occidentale, come sono caduti in frantumi i valori che ora stanno formicolando nel fango dell’incomprensione umana, così è crollata la casa dell’amore, sono rimasti solo frammenti, schegge che minuziosamente cercano di riflettere tutto il mondo, ma lo specchio è troppo piccolo e per questo riflette solo il suo piccolo frammento”. “Io penso, spiega l'apprezzato intellettuale russo, che come John Horgan parla della fine della scienza o Michel Foucault parla della fine della storia, si possa parlare anche della fine dell’amore, “the end of the love”, non di una semplice fine dell’intrigo, “the end of the love affaire” ma della fine dell’amore come fenomeno fondante del modello unico nel suo genere e anche antinomico della cultura occidentale”. Poi un velo di malinconia l'avvolge, tanto da fargli dire: “ Noi siamo nati nel mondo dove l’amore c’era ancora e probabilmente moriremo in uno dove l’amore non ci sarà più; se ne sta andando via, è in una fase entropica e al suo posto verrà tutto il resto: la sensualità, il contratto, i piaceri, la macchina dei desideri, il trapianto di organi, il botox, il latex, vi sarà di tutto tranne che l’amore che è un sentimento molto sottile, fragile, delicato e allo stesso tempo molto forte”. Infine una riflessione amara sull'Occidente che non sta preservando la propria cultura e la propria immagine, ma le sta perdendo inesorabilmente. “Quell’immagine, conclude il moscovita, inizia a erodersi, diradarsi, dissolversi, disperdersi in piccoli frammenti, in gocce, contaminandosi con le correnti caotiche non occidentali. L’Occidente sta perdendo la sua immagine e perdendo se stesso sta perdendo l’amore”.

 

 

 

Ernesto Ferrante