03.11.2011
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

E' stato presentato nei giorni scorsi il progetto su “Prevenzione, sicurezza, formazione per una filiera tabacchicola di eccellenza” che accomuna più soggetti, sia di categoria, come Confagricoltura, Cia, Fattoria autonoma tabacchi e British american tobacco, che sindacali (Cgil, Cisl e Uil) in un percorso comune che abbina prevenzione e formazione, finalizzato al rilancio e alla valorizzazione di un comparto strategico.

Importante è il ruolo di alcuni territori, come Terra di Lavoro, anche in considerazione della forte concentrazione dal punto di vista territoriale della produzione di quel prodotto che Robert Burton definiva “divino, raro, sovraeccellente, tanto superiore a tutte le loro panacee, oro potabile, pietra filosofale, sovrano rimedio di tutte le malattie”.

Il 94% della superficie totale investita a tabacco e di riflesso una quota altrettanto consistente della produzione è concentrata, infatti, in Campania, Umbria e Veneto, ed il restante 6% soprattutto in Toscana e Lazio. Quattro province italiane, nello specifico Verona, Perugia, Benevento e Caserta, garantiscono da sole circa il 72% dell'intero raccolto del tabacco italiano. Il progetto, che coinvolgerà oltre 200 aziende, si articolerà in diverse fasi e prevede attività divulgativa e seminariale, servizi di check up completi, sia in merito alla documentazione necessaria da produrre, sia per quello che riguarda la conformità ed il corretto impiego di macchine ed attrezzature, attività formativa e servizi aggiuntivi. “Il venir meno degli aiuti comunitari e il processo di revisione della direttiva europea sui prodotti del tabacco nell'ambito della quale sono in via di discussione ipotesi di regolamentazione, afferma Giovanni Carucci, vicepresidente di Bat Italia, rischiano di mettere a repentaglio l'intero settore. E' chiaro che si apre un periodo nel quale è urgente definire le strategie, a livello nazionale e territoriale, per ipotizzare un futuro duraturo alla attività di coltivazione del tabacco del nostro Paese”. Un paese, vale la pena di ricordarlo, che può vantare circa 27.000 ettari di terreno coltivati a tabacco (ottavo posto al mondo per questo parametro) e 6.700 specializzate (quarto posto in Europa). Numeri di tutto rispetto per una filiera produttiva che può contare su circa 207.300 addetti. Significativo anche il  valore delle vendite dei prodotti da fumo: 18 miliardi di euro. Il valore dell'indotto attivato nei settori extra-agricoli dalla sola fase di coltivazione del tabacco, è stimato in 173 milioni di euro. A questo deve poi essere aggiunto quello generato sull'indotto legato al processo di trasformazione (prima lavorazione e manifattura) che, a sua volta, attiva sugli altri settori esterni oltre 640 milioni di euro, di cui 250 milioni a titolo di valore aggiunto. Una miniera d'oro, nonostante la considerevole flessione della produzione, soprattutto negli ultimi anni, e i salassi comunitari.    

 

 

Ernesto Ferrante