02.11.2011
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Qualche tempo fa ha turbato Gad Lerner e gli ospiti del suo salotto televisivo con giudizi severi su attori e dinamiche della crisi economica in atto, prendendo di mira l’Europa antisociale, antipolitica e finanziarista, disegnata dagli illuminati e confezionata dai suoi sarti governativi. E’ Andrea Fumagalli, milanese, professore di Economia Politica presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Pavia: un tipo spigoloso, poco incline all’uso dei bilancini della diplomazia.

Il suo ragionamento, in sintesi, è questo: bisogna restringere l’azione dei mercati finanziari e limitarne la pervasività non tramite l’illusione di una riforma, ma attraverso un contropotere che eroda la loro efficacia.

Per rompere il circuito della speculazione finanziaria occorre colpire la fonte del profitto, favorendo la completa svalutazione dei titoli sovrani che sono di volta in volta al centro dell’attività speculativa. In che modo? Non pagando gli interessi e dichiarando bancarotta, il vero grande spauracchio degli investitori-speculatori, istituzionali e non. “In tal modo, argomenta il professore, lo strumento stesso della speculazione verrebbe meno: i titoli sovrani diventerebbero carta straccia, junk bonds”.
Condivisibile il suo passaggio sulla Bce, “il cui diktat accompagnato dall’immissione di liquidità ex-nihilo, ha come scopo quello di favorire la speculazione, non di contrastarla”. “Solo il diritto alla bancarotta degli stati europei, questa la sua convinzione, può rappresentare una prima risposta efficace”.
Fin qui d’accordo, ma è il prosieguo della sua “strategia” a rendere perplessi, ovvero il default controllato, accompagnato, “a livello europeo e di concerto con la Federal Reserve, da una politica comune di gestione della crisi, finalizzata non solo a creare un fondo di intervento a sostegno dei paesi in difficoltà, ma soprattutto a emettere Eurobonds in grado di sostituire i titoli sovrani entrati in default a tassi d’interessi fissi, garantendo i rendimenti... con interventi di controllo della libera circolazione dei capitali”.
I tre punti principali del programma di “liberazione” dovrebbero essere: La costituzione di un fondo di garanzia europeo finanziato prevalentemente dalla Bce, l’aumento progressivo del contributo di ogni Stato europeo (ora all’1% del Pil) per costituire un budget gestito a livello europeo in grado di favorire una politica sociale comune e l’avvio di un piano europeo per la definizione di una politica fiscale comune.
Ma... Liberarsi con l’assistenza della BCE e della Federal Reserve? Mera illusione, pura utopia. Il cappio deve essere spezzato, non allentato.
La via d’uscita esiste, è forse meno raffinata e articolata, ma di certo più efficace: usciamo al più presto da quest’Europa di faccendieri istituzionali e spacciatori di cartacce. Poi cancelliamo il debito, riprendiamoci la lira e rinazionalizziamo la Banca d’Italia. Ritorniamo ad essere sovrani e liberi, in casa nostra e con gli altri.

 

 

 

Ernesto Ferrante