01.11.2011
Tribuna » Romano Guatta Caldini

Etleboro

Non è vero che il tempo cuce le ferite, alcune continuano a sanguinare, nonostante il passare del tempo, degli anni. Questo è il caso delle abuelas di Plaza de Mayo che da oltre trent'anni – con costanza e dignità – chiedono giustizia per i congiunti desaparecidos. Dalla caduta della dittatura militare (1983) ad oggi, seppur a fasi alterne e con una certa ritrosia, sia delle istituzioni democratiche che di alcuni settori dell'opinione pubblica, la verità sui massacri attuati dalle belve dell'ESMA – attraverso inchieste e processi – è venuta alla luce.

Nelle aule dei tribunali argentini, in questi ultimi anni, si è rivissuta la tragedia di un'intera generazione, attraverso le testimonianze dei parenti delle vittime e dei loro carnefici. Dei procedimenti penali che si sono potuti svolgere grazie a Nestor Kirchner che, con l'appoggio del parlamento, fece cancellare tutte le aministie, aprendo il corso che ha portato gli aguzzini dell'ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada) alla sbarra. 

A pochi giorni dalla rielezione, a la Casa Rosada, di Cristina Kirchner, mentre nelle strade erano ancora riconoscibili i segni lasciati dai festeggiamenti per la vittoria della novella Evita, al popolo argentino arrivava una nuova notizia per cui gioire. Infatti, la corte federale - presieduta da Daniel Obligado -  dopo ventidue mesi di dibattimento, ha condannato all'ergastolo Alfredo Astiz, “l'angelo biondo della morte”,  Jorge “la Tigre” Acosta e undici funzionari di polizia.

Il reato loro contestato: privazione illegale della libertà, torture ed omicidi. Con le medesime accuse sono stati condannati a venticinque anni di carcere Manuel Garcia e Juan Carlos Fotea Carved, il Dr. Carlos Capdevila, invece, dovrà scontare venti anni, mentre diciotto anni di detenzione sono stati comminati  a Juan Antonio Azic.  Oltre ai parenti e gli amici delle vittime -  presenti in tribunale, dietro una lastra di vetro che li divideva dagli imputati - attraverso un maxi-schermo posto davanti al tribunale, una moltitudine di argentini seguiva trepidante il processo. Un procedimento penale che ha avuto come protagonista Alfredo Astiz, l'infiltrato, il delatore che, attraverso la sua infame opera di spionaggio, fece arrestare e uccidere decine di militanti politici. A ciò bisogna aggiungere il suo  ruolo ricoperto in due omicidi eccellenti:  quello della fondatrice del gruppo delle Madri di Plaza de Mayo, Azucena Villaflor e quello di Rodolfo Walsh, il giornalista che per primo ebbe il coraggio di denunciare le violenze della giunta militare. 

Una sentenza attesa per molti, troppi anni e che fino all'ultimo si è fatta attendere. La lettura del giudizio era infatti prevista per le 18,00 , è arrivata due ore dopo. Alle 20,07 gli imputati sono entrati - impettiti come sempre e con la stessa aria feroce di un tempo - in aula, ma dopo l'ascolto della sentenza, il rancore dei parenti delle vittime, nei confronti degli accusati, si è placato tramutandosi in urla di gioia e pianti. Al termine di tutto, però, dal fondo della sala, quello che definiremmo il popolo peronista  - ritrovata la sua compostezza - ha iniziato ad intonare il suo inno. Pugno  e  V peronista in alto al cielo, le nonne, le madri e i figli delle vittime hanno chiuso questo processo con il presente: “30 mil compañeros detenidos desaparecidos, presentes!  Ahora y siempre!” 

 

 

 

Romano Guatta Caldini