12.10.2011
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Era un giorno da ricordare, eppure pochi l’hanno fatto. Ma non c’è da meravigliarsi, perché in un paese che per “quieto vivere” è costretto a chinare il capo di fronte a una Amanda Knox qualsiasi, quella data ha il suono di uno schiaffo e il sapore amaro dell’insolenza.

Stiamo parlando dell’11 ottobre del 1985 e di quei muscoli d’acciaio mostrati nel cuore della notte ai palestrati in divisa stellostrisciata.

Con il ministro della Difesa Giovanni Spadolini, filoisraeliano ed atlantista e il ministro degli Esteri Giulio Andreotti in altre faccende affaccendati e la Sip che si mette a fare i capricci, Bettino Craxi si ritrova accerchiato e solo, ma non tentenna e passa al contrattacco.
L’aereo con a bordo i quattro membri del Flp che avevano sequestrato la nave Achille Lauro per richiedere la liberazione di una cinquantina di loro compagni detenuti nelle carceri israeliane, atterra in territorio italiano a Sigonella, nella pista della Naval Air Station.
I Vam circondano gli aerei, gli uomini della Delta Force, circondano i Vam, i Carabinieri, quelli di stanza a Sigonella e quelli provenienti dalle vicine caserme di Catania e Siracusa, circondano quelli della Delta force, Craxi circonda tutti e riafferma la sovranità italiana.
Il piano orchestrato da Ronald Reagan, Robert McFarlane e Oliver North (del Consiglio di sicurezza nazionale degli Usa), va in frantumi.
L’urlo d’orgoglio e di rabbia di Bettino squarcia il velo di silenzio della notte e dei blocchi radio e galvanizza i servitori di uno Stato che si riscopre sovrano e orgoglioso.
Fulvio Martini, capo del servizio segreto militare, si comporta da ammiraglio vero, il comandante generale dei Carabinieri Riccardo Bisogniero schiera i blindati e il generale di brigata aerea Carl W. Steiner, a passo di gambero, taglia la corda.
Ma il bello deve ancora arrivare.
Dopo la consegna dei dirottatori alle autorità italiane, si decide di trasferire il Boeing 737 delle linee aeree egiziane (con a bordo il diplomatico Zeid Imad Amed) a Ciampino e gli americani cercano di dirottarlo, ma entra in azione il Sismi e l’aereo viene scortato dai nostri caccia.
“Da una pista di rullaggio secondaria, a luci spente, decollò da Sigonella un caccia F-14 americano della Sesta Flotta. Non aveva chiesto l’autorizzazione al decollo, né aveva presentato, secondo i regolamenti, il piano di volo. L’F- 14 tentò di interferire con il volo della nostra formazione, cercando ancora una volta di dirottare l’aereo egiziano per assumerne il controllo. I nostri caccia lo dissuasero e lo respinsero”, dichiarerà successivamente Martini.
Ultimi barlumi di sovranità, prima dell’arrivo della banda del Britannia.

 

 

Ernesto Ferrante