04.10.2011
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono liberi. Dopo un trambusto mediatico-giudiziario durato quattro anni, i giudici della corte d'Assise d'appello del tribunale di Perugia, li hanno assolti con formula piena per non aver ucciso, nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 2007, la studentessa inglese ventiduenne Meredith Kercher nella casa di via della Pergola, nel capoluogo umbro.

Ribaltata completamente, dunque, la sentenza di condanna, nel giudizio di primo grado, rispettivamente a 26 anni e a 25 anni di carcere.

L'impianto probatorio costruito dalla Procura e dalla polizia, che ha portato in carcere con condanna definitiva a 16 anni il terzo imputato Rudi Guedé, è crollato miseramente sotto i colpi dei prestigiosi collegi difensivi (Luca Maori e Giulia Bongiorno per Sollecito; Luciano Ghirga, Carlo dalla Vedova e Maria Del Grosso per la Knox) e dei periti della Corte d'assise d'appello di Perugia. Il presidente Claudio Petrillo Hallmann ha accolto tutte le obiezioni sollevate dalla difesa e soprattutto la Corte si è completamente fidata dalla perizia, negata in primo grado, formulata dai periti sull'arma del delitto e sul gancetto del reggiseno appartenente a Meredith Kercher.
Esame al termine del quale i periti hanno definito “inattendibile” il profilo genetico attribuito alla Kercher perchè “non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati”, mentre per il Dna di Sollecito hanno parlato di “erronea interpretazione del tracciato elettroforetico relativo al cromosoma Y”.
Per entrambi i reperti, poi, secondo i periti “non si può escludere che i risultati possano derivare da fenomeni di contaminazione”.
L'unico condannato, a questo punto, è Rudy Guedé, per “omicidio in concorso”....con se stesso! “La corte mi ha restituito mio figlio, sono immensamente contento di questa sentenza, finalmente è stata fatta luce e dato fondamento a tutto quello che abbiamo cercato di dimostrare in primo grado. Raffaele non ha nulla a che vedere con la morte di quella ragazza che resta comunque nel nostro cuore”, ha dichiarato il padre di Raffaele Sollecito. “Siamo grati che finalmente questo incubo sia finito, lei ha sofferto per tre anni per un crimine che non ha commesso”, ha detto invece la sorella di Amanda Knox che ha poi ringraziato gli avvocati “che l'hanno difesa in maniera geniale e le hanno voluto bene” e i tanti che l'hanno “sostenuta in ogni parte del mondo”. Soddisfazione è stata espressa da Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato americano. “Gli Stati Uniti, queste le sue parole, apprezzano lo scrupoloso riguardo con cui il caso è stato trattato dal sistema giudiziario italiano”. Sulla stessa linea il segretario della Fondazione Italia Usa, Corrado Maria Daclon. “Rispettiamo la corte e il sistema giudiziario italiano, ci sembra di affrontare tutto di nuovo. Il sistema giudiziario italiano è diverso, ma faremo appello affinché venga cambiata la decisione”. Questo l'amaro commento dei familiari di Meredith Kercher. Deluso il pm Giuliano Mignini, il magistrato che ha coordinato dall'inizio le indagini della polizia sull'omicidio della giovane inglese. “C'è stata, fa notare Mignini, una condanna pesantissima alla Knox per la calunnia ai danni di Lumumba. Perché lo ha accusato? Non si sa”. Ha parlato invece di “decisione abbondantemente preannunciata di una Corte entrata in aula già con una mezza idea”, l'altro pubblico ministero, Manuela Comodi. Molti media statunitensi hanno seguito l'evento, trasmesso anche in diretta televisiva da Cnn e Fox News. New York Times, Wall Street Journal, Boston Globe, Miami Herald e Los Angeles Times hanno dato grande risalto alla notizia. In festa i “Friends of Amanda”, l'organizzazione nata per sostenere la studentessa di Seattle, capace di raccogliere diversi milioni di dollari e di esercitare una notevole pressione, non solo negli States. Incessante è stata anche la mobilitazione della famiglia Sollecito che, come molti ricorderanno, qualche anno fa, era finita al centro di un polverone giudiziario per aver tentato di orchestrare un piano per far trasferire poliziotti scomodi, chiedere l'intervento di politici di spicco (il senatore Domenico Formisano dell'Italia dei Valori e Domenico Nania, vicepresidente del Senato) e organizzare campagne mediatiche. “Dobbiamo trovare qualcuno che possa intervenire in qualsiasi maniera, si legge nelle intercettazioni, bisogna far sì che la polizia non faccia altre nefandezze”. Ognuno dei protagonisti ha fatto la sua parte, chi più, chi meno. Delle cose però vanno dette: i due sono stati sono stati assolti perché gli investigatori di casa nostra non brillano certo per precisione ed efficienza e non sanno condurre le indagini. Bisogna sottrarre la loro direzione ai magistrati e affidarla a forze di polizia preparate ed efficienti. Le pressioni politiche ci sono state, i Friends of  Amanda hanno messo in piedi magistralmente una incisiva campagna mediatica, raccogliendo milioni di dollari, gli avvocati difensori hanno fatto egregiamente la loro parte e poi è stato calato l'asso delle perizie “favorevoli”. Alla fine, però, ha pagato solo il più debole, il nero, il poverello tra i tre, come troppo spesso accade nelle aule dei tribunali.

 


Ernesto Ferrante