03.10.2011
Recensioni » Romano Guatta Caldini

Etleboro

“L'arte è o plagio o rivoluzione”, asseriva Paul Gauguin.

In questo caso è senz'altro rivoluzionaria, non fosse altro che per le dichiarazioni di Ferdinando Rojas; il viceministro per la Cultura cubana ha infatti dichiarato: “Caravaggio è innovazione, professionalità, rivolta. Noi cubani lo apprezziamo”.

E  ancora: “Ci piace, era un oppositore del sistema”.

Inaugurata il 23 settembre scorso, al Museo Nazionale di Belle Arti de L’Avana, la mostra “Caravaggio en Cuba” che ha portato nell'isola caraibica il capolavoro del Maestro lombardo, “Il Narciso che si specchia nella fonte”, insieme ad altri 12 quadri di pittori della scuola caravaggesca: Bacco e un bevitore di Bartolomeo Manfredi, San Giuseppe legge al lume di candela di Gherardo delle Notti, Maddalena svenuta di un anonimo romano, San Francesco d'Assisi di Carlo Saraceni, San Girolamo di Henrick van Somer. Riposo nella fuga in Egitto di Orazio Gentileschi, L'incoronazione di spine di Lionello Spada, Ecce Homo di Giovanni Baglione, un autoritratto di Orazio Borgianni ed altre opere di alcuni seguaci del Merisi.

Provenienti da Palazzo Barberini, dalla Galleria Borghese ma anche dalla Collezione Lampronti, le opere torneranno nelle rispettive dimore dopo il 27 novembre, data di  chiusura della mostra. Prevista un'affluenza che oscilla fra le 60/70 mila visite, già solo nella prima mezz'ora dopo l'inaugurazione si sono registrati 650 visitatori.
Assenti i vertici politici, fra i presenti si sono fatte notare  le figlie “nobili” della rivoluzione: Aleida Guevara, figlia del Che e Mariela Castro, figlia del presidente del Consiglio di stato, Raul Castro.

A l'Avana Caravaggio si sarebbe trovato sicuramente a suo agio, circondato da rum e sigari. Molto probabilmente -  com'era nel suo stile -  avrebbe attaccato briga in qualche bar malfamato. Così come in vita anche dopo la morte Caravaggio continua a creare scompiglio, ma questa volta in positivo.
L'intellighentia cubana è in fermento, commenti entusiasti - dopo la visione delle opere - sono arrivati dalla celebre lirica Yolanda Hernandez, dal pittore José Luis Farinas, dal drammaturgo Anton Arrufat e dal poeta Miguel Bornet.

Il Sottosegretario Riccardo Villari che il 14 settembre, a Roma, aveva già presentato l'iniziativa, ha così commentato l'inaugurazione della mostra cubana: “La mostra Caravaggio a Cuba ha il merito di valorizzare una delle espressioni più alte del nostro patrimonio nazionale, lustro dell'Italia nel mondo, e al contempo di favorire l'apertura di un canale privilegiato con un Paese importante che sta conoscendo cambiamenti rilevanti.
La cultura è un ponte tra i popoli solido e duraturo sul quale transitano uomini, idee, emozioni e sentimenti, costruendo quei legami sui quali si fonda l'autentica amicizia”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Rossella Vodret, la soprintendente per il Polo museale della città di Roma, colei che ha studiato approfonditamente “Il Narciso che si specchia nella fonte”, dimostrando al mondo che l'opera  è effettivamente di Caravaggio, a dispetto di coloro che ne disconoscevano la paternità, Sgarbi in primis.

La Dott.ssa Vodret ha spiegato: “La mostra rappresenta un esempio di perfetta commistione di relazioni diplomatiche, soggetti pubblici e privati, che insieme hanno collaborato costruttivamente, ciascuno secondo le proprie competenze, per offrire un pezzo importante del nostro patrimonio artistico: un capitolo di storia dell'arte del Seicento che emozionerà i visitatori e renderà ancora più stretto il legame tra i due Paesi”.

Ma al di là delle dichiarazioni dei rappresentanti delle  istituzioni, è importante segnalare che Cuba è solo una tappa, di un viaggio che vedrà l'Italia promuovere iniziative culturali in tutto il continente latino-americano. Insomma, la rivoluzione di  Caravaggio è destinata ad estendersi.

 

 

 

Romano Guatta Caldini



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