02.10.2011
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non si placa la bufera contabile che si è abbattuta sul Comune di Caserta. E’ da quattro mesi, ovvero fin dalle prime ore del suo insediamento, che il sindaco pidiellino Pio Del Gaudio, cerca di comprendere la reale situazione economico-finanziaria dell’ente, ma a quanto pare, senza risultati apprezzabili. Assemblee di dipendenti e sindacati, accuse incrociate, sospetti e documenti ballerini, lastricano la strada che porta dritta verso il dissesto.

Ogni giorno, milioni di euro di pignoramenti zavorrano il cammino della nuova giunta e si fa fatica a reperire anche solo i fondi per pagare i dipendenti.

La situazione è così grave che i gestori telefonici hanno deciso di tagliare i “cellulari” di servizio. Il primo cittadino incontra i creditori per chiedergli di allentare la morsa, i dipendenti aspettano lo stipendio e pensano di presentare una circostanziata denuncia alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Il tutto avviene in un clima arroventato e avvelenato da sospetti e “spifferi”, come quelli relativi alla mancata considerazione dell’ordine temporale delle fatture per la liquidazione dei crediti. E non mancano aspetti grotteschi. L’ultimo atto di pignoramento, per esempio, è intervenuto ad erodere anche le risorse teoricamente impignorabili, destinate agli stipendi, a dimostrazione del fatto che ormai i giudici conoscono certi giochetti di moda a Palazzo Castropignano, come hanno evidenziato le azioni legali positivamente condotte dall’ufficio legale della Cisl negli ultimi mesi. “Ci hanno detto cose false, ci hanno presentato certificazioni false. Ora, occupiamoci di questa incombenza drammatica, poi sicuramente porremo i responsabili davanti a questo stato di cose”, ha affermato Rino Brignola, segretario regionale della Cisl Fp e storico rappresentante dei dipendenti del Comune capoluogo. Da mesi i dipendenti denunciano modalità di pagamento ai creditori che non tengono conto né del dato temporale delle fatture pervenute in Comune né della scrupolosa osservanza delle verifiche di cassa che devono precedere l’invio dei mandati di pagamento. Si procede, insomma, secondo criteri “ignoti” ai più, ma evidentemente noti a chi firma e liquida. La trasparenza è solo una vuota parola e non si capisce per quale motivo la nuova amministrazione, nonostante i ripetuti annunci, non effettui gli accertamenti del caso.
Non sono pochi coloro i quali, stanchi di attendere l’atto di coraggio, sperano che la Procura della Repubblica metta finalmente gli occhi sui movimenti contabili del Comune, passando al setaccio l’elenco di quelli che, prima della dichiarazione di dissesto, hanno cercato nei mesi scorsi di assicurarsi il pagamento completo delle fatture e verificando se sia stata notificata o meno, come da procedura, la delibera della giunta alla Tesoreria, con la quale andavano individuate quelle somme che non potevano essere oggetto di pignoramento forzato, come gli stipendi. Quello di dichiarare il dissesto è un atto irresponsabile e politicamente vigliacco, non solo nei confronti dei lavoratori che con lo stipendio non ancora ricevuto, devono vivere, ma anche dell’intera collettività. Significa congelare l’erogazione di servizi pubblici essenziali, già a rischio per i tagli contenuti nella Finanziaria, come l’assistenza domiciliare alle persone anziane e disabili, il sostegno alle famiglie in difficoltà, il pagamento dei buoni per i libri scolastici, il servizio mensa, la viabilità e l’igiene urbana.
La colpa è delle precedenti amministrazioni? Lo si dica chiaro e tondo, facendo nomi e cognomi e fornendo cifre esatte, anche se ci rendiamo conto che deve essere imbarazzante accusare chi oggi, cambiando casacca, fa parte della maggioranza che governa la città.

 

 

Ernesto Ferrante