23.09.2011
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

Gli ambientalisti casertani si mobilitano per scongiurare nuovi rischi per la salute dei cittadini. E' di queste ultime ore la notizia dell'invio di una lettera all'assessore all'Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano, per chiedergli di attivarsi per la revoca del decreto dirigenziale della Regione Campania n. 193 del 11/08/2011 (pubbl. sul B.U.R.C. n. 54 del 16 Agosto 2011) che ha autorizzato l'impianto di stoccaggio per rifiuti pericolosi e non pericolosi (72.000 di rifiuti non pericolosi e 15.000 di rifiuti pericolosi) a Lo Uttaro, a pochi passi dall'area da bonificare.

Tale impianto sorgerà su un terreno della superficie di mq.3.360 ca, localizzato alla particella n. 5195 del NCEU del Comune di Caserta, ossia immediatamente fuori il perimetro dell'area di Lo Uttaro, oggetto, di “un'azione bonifica e di ripristino della qualità ambientale delle aree di proprietà pubblica o utilizzate per fini pubblici, come da Piano di Caratterizzazione dell'area redatto dall'ARPAC nel settembre 2008 e approvato dal Ministero dell'Ambiente nella conferenza di servizi decisoria del 11/11/2008”.

“Senza contare, ricordano gli scriventi, che parte di quella stessa area era stata inserita già nel 2005 nel Piano Regionale di bonifica e che tutta la zona rientra in ogni caso nel Sito di interesse nazionale Litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano”. Appare contraddittorio, inoltre, che la Regione Campania possa autorizzare “la localizzazione di una industria insalubre di 1a classe proprio in quella zona per la cui bonifica la stessa Regione ha stanziato la somma di € 15.000.000,00 a valere sui fondi Por Fesr 2007/2013 come da Protocollo d'Intesa tra Regione Campania e Comune di Caserta sottoscritto in data 25/03/2010 e approvato con Delibera della Giunta Regionale n. 682 del 08/10/2010”.

Una bonifica, è bene rammentarlo, assolutamente necessaria per l'elevato livello di compromissione delle matrici ambientali, soprattutto dell'acqua, dovuto alla presenza di diversi milioni di mc di rifiuti sversati in quella zona nell'arco degli ultimi 30 anni, che ha portato alla emanazione di ben tre ordinanze sindacali, tutt'ora vigenti, di divieto di emungimento a scopo irriguo dell'acqua dai pozzi di una ampia area a ridosso della zona Lo Uttaro, compresa nei Comuni di Caserta, San Nicola la strada e Maddaloni. E non vanno dimenticate le pericolose presenze della Cava Mastropietro, contenente circa 300.000 mc di rifiuti, ancora sotto sequestro penale e mai messa in sicurezza, che continua a produrre ingenti quantità di percolato e del sito di trasferenza, che doveva essere eliminato nel 2007, ma è ancora lì con il suo carico di circa 20.000 tonnellate di rifiuti che rilasciano percolato sulla sottostante Cava Mastroianni.

“La realizzazione di un ulteriore sito per lo stoccaggio dei rifiuti in un'area già così pesantemente inquinata, avvertono gli attivisti del ComER, non può che aggravare il livello di inquinamento delle matrici ambientali, impedendo definitivamente la bonifica dell'area, determinando lo spreco dei fondi pubblici appositamente stanziati e incidendo ancora una volta negativamente sulla vivibilità, sulla qualità dell'ambiente e sulla salute degli abitanti dei Comuni che gravitano attorno a Lo Uttaro”.





Ernesto Ferrante