19.09.2011
Caserta » Michele Falcone

Etleboro

Se fossi io il sindaco di Caserta, nel prossimo consiglio comunale, dichiarerei “il dissesto finanziario”, perché è improduttivo e non più possibile continuare a navigare in una palude stagnante e sempre più maleodorante, per l'incuria e l'insipienza delle giunte susseguitesi nell'annoso grigiore di troppi anni.

Non è più possibile assistere, impotenti, allo sperpero di milioni di euro per le “leuciane”, anche se può sembrare che proprio io, professore per una vita di italiano e latino, releghi in sordina tali manifestazioni culturali. Non si può dare precedenza alla “cultura” in modo così dispendioso quando molte migliaia sono i giovani disoccupati; quando il povero pensionato non riesce ad arrivare alla fine del mese; quando con la "pensione sociale" di 500.00 euro mensili (c'è chi percepisce 41.000.00 euro mensili), i poveri cittadini sono costretti a pagare i ticket sanitari, ricevendo una precaria assistenza da parte di medici incompetenti, frutto del retaggio di quel famoso “68”, quando i giovani non hanno più fiducia, non solo in “questa” politica, ma anche nelle istituzioni; quando i parchi sono, quotidianamente, ammantati da cementificazioni selvagge; quando il pubblico denaro, in milioni di euro, è dissennatamente elargito e, quindi, sperperato, a familiari, conviventi, conniventi e amici degli amici dei politici di turno; quando le strade, dissetate da decenni, sono impraticabili per le numerose buche e allagate dalla prima pioggia invernale; quando il manto stradale di corso Trieste, (mai scosso dai carrarmati di passaggio nella seconda guerra mondiale), è stato più volte rifatto, per cui il costo si è centuplicato; quando tutto scivola nell'incuria e nel disinteresse generale anche nei confronti di chi, rispondendo ad un dovere civico e a rischio della propria incolumità, porta all'attenzione delle Autorità il malaffare e il disinteresse per i principi etici e morali di una società svuotata di valori e ideali. Resta chiaro che, come Sindaco, prima di rassegnare le dimissioni, intenderei una causa per vedere condannati i ladri e gli affamatori di popolo e pretendere la confisca dei loro beni da devolvere ai cittadini truffati. Questa realtà casertana non si differenzia da quella nazionale, che prolifera, gaudente, nella più vergognosa corruzione, ad ogni livello, nella prostituzione, non solo dei corpi, ma ciò che è oltremodo grave, nelle menti e nei sentimenti. E', questa società, per nulla dissimile da quella che aveva caratterizzato il Basso Impero, crollato sotto i colpi di una efferata corruzione. E', questa società, amministrata da ballerine e veline e, così pure, da quanti possono essere raccolti in quel doloroso verso dantesco "un Marcel diventa ogni villan che parteggiando vien". Necessita, questa società, che si operi nel sociale con “forza e consenso”, di stabilire leggi draconiane contro gli evasori fiscali, i ladri e gli affamatori di popolo e verso quanti al civile e democratico principio meritocratico continuano ad anteporre il servile clientelismo. E' possibile tutto ciò? Non lo credo, perché il rigore morale è solo una semplice parola che talvolta i politici pronunziano e che subito dimenticano, pertanto ai cittadini benpensanti e onesti, che sono pochissimi, non resta che attendere “i corsi e ricorsi della storia” di vichiana memoria. Mi sia consentita un'ultima annotazione: anni or sono offrii ai sindaci di Caserta e Casagiove la mia esperienza maturata in oltre trent'anni di attività politica e sociale, per il superiore bene del paese, in forma del tutto gratuita, ma non ho ricevuto mai risposta alcuna. Vedevo, mese dopo mese, nomine di manager, consulenti e super consulenti, e qui mi fermo, pagati a suon di milioni di euro. Forse è sempre più attuale quella dolorosa affermazione di un grande statista, secondo il quale “governare il popolo italiano non è difficile, è inutile”.

 

 

Michele Falcone