28.07.2011
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

E’ stata immediata e fragorosa la levata di scudi contro l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, reo di aver dichiarato “patrimonio comune di noi europei” le argomentazioni contenute nel manifesto politico di Anders Breivik, il massacratore di Oslo e Utoya. “Farneticazioni”, ha commentato Calderoli: proprio lui, quello delle magliette antislamiche che provocarono i morti in LIbia!

Da abile provocatore qual è, l’avvocato piemontese ha subito replicato ai suoi accusatori interni ed esterni che le sue idee sono le stesse della scrittrice Oriana Fallaci e che per sostenerle bisogna avere i coglioni. Ci si può strappare le vesti o i capelli, prendere le distanze o puntare l’indice, ma stavolta l’europarlamentare verde ha fatto centro. Che piaccia o meno, ha detto la verità. La brodaglia ideologica in cui Breivik ha imbevuto le sue mani assassine è la stessa nella quale l’incensata Oriana e il serafico Marcello Pera hanno intinto per anni le proprie penne, tra peana e carezze. Ed è la stessa in cui sguazzano i partiti della destra conservatrice europea, dall’Olanda all’Austria dalla Svizzera alla Norvegia. E non sorprendano l’iconografia templare, la fede cristiana e il debole per la stella a sei punte: non sono comuni anche quelli a molti movimenti “identitari” europei? Ha ragione Borghezio quando parla di patrimonio comune: quest’Europa americanizzata è attraversata in lungo in largo da queste pulsioni. Ha radici cristiano-giudaiche, e i suoi “crociati” del nord combattono cattolici e pagani, euroscettici e anti-atlantisti; è filoisraeliana, per convinzione e non per reazione anti-islamica; i suoi governanti incarcerano chi osa denunciare i crimini sionisti e avallano i bombardamenti sui paesi che non si piegano; serve droghe e dispensa angherie e povertà, attraverso i suoi camerieri, a chi non si piega ai dettami della cupola che la tiene in pugno. E’ un albero infestato da parassiti: non potrebbe produrre frutti diversi...

 

Ernesto Ferrante