08.04.2011
Salerno » Ernesto Ferrante

Etleboro

Ha deciso di puntare i piedi l’Unione sindacale di base, rifiutando di sottoscrivere il contratto collettivo integrativo 2011 dell’Università di Salerno. L’egemonia concertativa del rettore Raimondo Pasquino con Cgil, Cisl e Uil, che lascia alle altre sigle sindacali solo “briciole”, sotto forma di tavoli separati, colpisce ancora.

Anche questa volta, infatti, né i sindacati “maggioritari” né il datore di lavoro, hanno portato a referendum il contratto integrativo di ateneo che sarà applicato a tutto il personale tecnico amministrativo. Ogni tentativo di aprire una contrattazione vera sul testo presentato dall’amministrazione, è andato a vuoto e l’Usb denuncia con preoccupazione come ogni sua critica, nel merito dei contenuti formalizzati nella proposta di intesa del 16 marzo scorso, sia stata “colpevolmente” ignorata.
Il testo è stato giudicato blindato e deludente per i lavoratori, sia nella parte normativa che in quella economica e il fallimento registrato nei primi 3 mesi del 2011 del “processo di profonda ed articolata riorganizzazione e razionalizzazione di tutto l’apparato amministrativo”, che è il cuore dell’accordo politico siglato a fine dicembre da Pasquino e i confederali, di cui il CCI 2011 (contratto collettivo integrativo) costituisce una ben misera contropartita, ne è la dimostrazione. La Fondazione, l’esternalizzazione e il relativo impoverimento dei servizi di pulizia, custodia e vigilanza, il nuovo Statuto (imposto dal papocchio normativo della Gelmini) e la rivoluzione dei dipartimenti, privati di fatto di una reale autonomia funzionale, portano l’ateneo di Salerno ad un’accelerazione della sua trasformazione in senso privatistico con il rettore nel ruolo di amministratore delegato. Salerno è uno dei tanti esempi del caos che regna sovrano nel sistema universitario.
La strategia rettorale che ha puntato sull’avallo alla “riforma” Gelmini, come strumento di contenimento dei tagli ai bilanci, e sulla “necessità” della “riforma” come unica misura per evitare il tracollo del sistema universitario, si è rivelata sbagliata e sempre più atenei sono costretti a far fronte (tagliando corsi, sedi, servizi) ai mancati reintegri dei tagli ai bilanci universitari, ma anche a ulteriori difficoltà derivanti da ritardi nella distribuzione dei fondi. Pasquino e i suoi colleghi, rischiano di diventare i curatori fallimentari del sistema pubblico universitario nazionale, che ha invece bisogno di vedere revocati i tagli e di ottenere risorse economiche adeguate, sostegno all’occupazione, al diritto allo studio, alla ricerca pubblica.
Dopo il presidio di protesta di ieri davanti alla Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), in piazza Rondanini, l’Usb ha annunciato nuove iniziative di protesta e chiesto ai rettori “di recuperare il loro ruolo istituzionale e di porsi al fianco delle richieste di riforma vera avanzate in questi mesi dal personale tecnico amministrativo, dai precari, studenti, ricercatori e docenti”.

 

Ernesto Ferrante