23.02.2011
Campania » Ernesto Ferrante

Etleboro

La rabbia e l'orgoglio del socialista ferito ma anche lo sguardo proiettato al futuro di chi si trova al timone di una nave traballante.
Uno Stefano Caldoro determinato e lucido ha rubato la scena a tutti, mettendo alle corde anche il padrone di casa, Ciriaco De Mita, al convegno all'hotel Excelsior di Napoli dal titolo “La grande Napoli: opportunità e ostacoli”, organizzato dall'Udc e coordinato dall'assessore regionale al personale, Pasquale Sommese. Governance, programmazione, elezioni.

Nel suo intervento a tutto campo, il governatore ha affrontato alcuni dei temi più caldi del momento. “Ho riscoperto un articolo pubblicato nel 1984, ha esordito l'allievo di De Michelis, agitando una vecchia pagina di giornale, nel quale si dava conto della necessità di intervenire sul centro storico, nell'area orientale e in quella occidentale della città e dell'impegno finanziario della commissione Bilancio della Camera per circa 2.100 miliardi di lire. Ecco, se ancora oggi discutiamo di problemi che già affrontavamo 27 anni fa vuol dire che la classe dirigente, non solo quella politica, non ha ottenuto alcun risultato, ha fallito”. Un primo durissimo affondo, a cui ne è seguito subito un altro: “La Spagna pressoché negli stessi anni, ovvero dalla morte di Franco ha fatto passi in avanti. Noi parliamo ancora di Bagnoli”. “A Napoli, ha rincarato la dose, ci sono stati 20 anni di blocco totale. Esempio ne siano Bagnoli e la Stu, la società di trasformazione urbana che avrebbe dovuto cambiare il volto dell'area occidentale: un fallimento”.
Un fallimento, a suo avviso, “dovuto al fatto che non si è governato con respiro metropolitano, ma anche perché non si sono creati strumenti efficaci”. Un'impietosa fotografia del presente che ha lasciato subito spazio ad uno sguardo rivolto al futuro: “È il mio pallino la governance, come lo sono i commissari ad acta con tempi, responsabilità e risorse certe. Occorre avviare una rivoluzione positiva, guardando avanti ma recuperando anche ciò che di buono è stato fatto fino agli anni Novanta. Dobbiamo farlo perché altrimenti faremo un altro convegno tra 24 anni sullo stesso argomento”. “I grandi progetti per l'area metropolitana di Napoli risalgono a trent'anni fa. Ad esempio quello del metrò di Napoli è nato in un'altra epoca, grazie al partito socialista. Poi si è deciso di realizzare la tangenziale ed il Centro Direzionale. Dopo ci siamo fermati”, ha ricordato orgogliosamente Caldoro, indirizzando un durissimo fendente ai tanti cantori del bassolinismo che in questi anni hanno portato avanti una meticolosa campagna di demolizione del lavoro delle giunte che si sonno succedute alla guida di Napoli prima del 93, anno d'inizio della dominazione del reuccio afragolese. Elemento nevralgico del nuovo modello di sviluppo, per il governatore, dovrà essere la programmazione, ma con un occhio attento agli indicatori economici.
Interessante il passaggio sulle alleanze in vista delle prossime elezioni, che conferma quanto avevamo già fatto notare in tempi non sospetti, ovvero la volontà di Caldoro di svincolarsi dai legacci del Pdl e dai diktat di Berlusconi e del suo luogotenente campano Cosentino, rivolgendosi direttamente a quelle forze riformiste che sono riuscite a non farsi ingabbiare nei reticoli partitici. “La Campania, ha astutamente replicato a chi sperava di trascinarlo nella mischia, ha problemi così grandi che ridurre il dibattito a schematismi e sui contenitori, prescindendo dai programmi, è sicuramente un errore. Lascio dunque queste riflessioni ai partiti. Noi siamo interessati a governare per dare risposte ai cittadini”.

Ernesto Ferrante