05.02.2011
Salerno » Ernesto Ferrante

Etleboro

Si è tenuto martedì, dalle ore 12.00, nel salone della giunta della Provincia di Salerno, l’atteso primo incontro tra parti sociali ed Amministrazione Provinciale, sui temi del welfare e del lavoro.

Il regolare svolgimento dei lavori è stato impedito dal discutibile atteggiamento dei rappresentanti provinciali di Cgil, Cisl e Uil che non hanno gradito la decisione dell’assessore al Lavoro della provincia di Salerno di convocare anche quelli dell’Usb all’incontro, ed hanno preteso un tavolo separato. Vista l’impossibilità di intervenire in modo costruttivo e propositivo, alle ore 14.00, i rappresentanti dell’Unione sindacale di base, come ci ha riferito Pio Antonio De Felice del Coordinamento provinciale Usb pubblico impiego, hanno consegnato la bozza scritta del loro intervento, girata anche a noi, ed hanno abbandonato l’incontro che si stava rinviando a nuova data, per le bizze dei signori del sindacalismo giallo, puntualmente di cattivo umore quando si tratta di confrontarsi con chi cerca di dare ancora un senso alla parola sindacato, riponendo nel cassetto il vocabolario del politichese e i soliti numeri di equilibrismo da circo della politica.
La colpa degli uomini dell’Usb salernitana? Aver chiesto agli attori della politica e del sindacato di aprire un confronto programmatico vero e sinergico in grado di gettare le basi ad un approccio sistematico e duraturo per mettere in pratica soluzioni efficaci per contrastare gli effetti devastanti di una crisi sistemica, che non siano i soliti “interventi spot”, buoni solo ad aumentare il conflitto capitale/lavoro.
“Superare la crisi, è scritto nel documento, significa combattere la disoccupazione e su questo tema fondamentali sono le responsabilità dell’amministrazione provinciale visto che la riforma del mercato del lavoro ha previsto, da tempo, il trasferimento alle Province di compiti e funzioni in materia di politiche attive del lavoro e servizi all’impiego; come fondamentali sono le responsabilità dell’Università che resta l’ente principale dell'alta formazione e della ricerca. Non compete al sindacato determinare le condizioni dell’incontro tra queste istituzioni; compete però anche al sindacato pretendere da queste istituzioni risultati e soluzioni per chi non è ancora entrato nel mercato del lavoro o per chi ne è uscito o è nella condizione di uscirne, pretendere risultati e soluzioni per i soggetti a rischio di esclusione sociale, per contrastare l’illegalità sommersa e gli sfruttamenti, per promuovere l’inserimento di fasce deboli nel mondo del lavoro”.
La strada da percorrere, per gli uomini del sindacato di base, sarebbe quella di un’articolata convenzione in grado di favorire e sviluppare utili forme di collegamento tra istruzione e lavoro attraverso iniziative formative ed educative applicate ai diversi ambiti di competenza. Sul piano strettamente operativo, sono quattro i punti in cui si articola la loro “proposta”: Valorizzazione delle competenze industriali e di ricerca scientifico-tecnologica nei campi dell’ambiente, delle tecniche agronomiche, delle biotecnologie e delle biomasse, dei nuovi materiali; sostegno ai percorsi di diffusione della cultura dell’innovazione, sia all’interno dell’impresa, sia all’interno degli insegnamenti scolastici anche attraverso l’integrazione tra sistemi formativi e i luoghi di produzione della Ricerca; aumentare le occasioni di rapporto fra Università, Centri di Ricerca, Industria e imprese, attraverso la creazione di figure professionali destinate a questa attività, l’inserimento di neo ricercatori presso le imprese, l’attivazione di tesi e tirocini formativi all’interno di progetti specifici di Ricerca ed infine erogazione di contributi per: servizi per l’accesso all’istruzione e per la qualità dell’offerta formativa, servizio mensa, trasporto, libri di testo e biblioteche provinciali, sostegno alla frequenza degli alunni disabili ed iniziative volte a favorire il diritto allo studio.

 

Ernesto Ferrante