21.04.2010
Emergenza ambientale » Ernesto Ferrante

Etleboro

Ci sono delle volte in cui il dovere di cronaca diventa lacerazione dell'anima e cilicio della coscienza. La narrazione dell'inchiesta condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha portato, il 16 aprile scorso, all'arresto di ventidue imprenditori operanti nel campo dell'allevamento di bufale, accusati a vario titolo di disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti, avvelenamento di acque e scempio paesaggistico, rientra tra queste.

 

Venticinque le aziende zootecniche poste sotto sequestro, quattro i sigilli per i depuratori delle acque reflue campane, di proprietà della Regione Campania ma affidati in gestione ad imprese private. Sono i numeri della maxi operazione che ha visto impegnate per ben due anni le forze di polizia del casertano, in primis la Guardia di Finanza, per documentare, soprattutto attraverso fotografie e filmati, la condotta criminosa di decine di persone e di numerosissime industrie situate nella vasta area del Regi Lagni, che attraversa 104 comuni e tre province della Campania. Un'altra brutta pagina di un voluminoso libro di violazioni e soprusi ai danni di un autentico capolavoro di ingegneria idraulica, frutto di una lungimirante opera di canalizzazione e bonifica avviata dal viceregno spagnolo nel 1610 per porre fine alle frequenti inondazioni del fiume Clanio che tormentavano, sin dall'epoca pre-romana, le popolazioni locali e impedivano lo sviluppo urbanistico ed economico di vaste zone della Campania Felix. Da strumento di sviluppo a micidiali contenitori di veleni. Montagne di rifiuti pericolosi, pneumatici, eternit, carcasse di automobili, inerti cimiteriali, rifiuti tessili ed edili. C'è di tutto in questi lunghi canali che attraversano un bacino di più di 1000 chilometri quadrati tra l'area napoletana e casertana. E purtroppo finisce anche a mare. Quella dei Regi Lagni è una storia fatta di promesse disattese e deficienze operative. Nel mese di dicembre 2009, tanto per fare un esempio, la Giunta regionale della Campania, su proposta dell'assessore all'Agricoltura Gianfranco Nappi e dell'assessore all'ambiente Walter Ganapini, aveva approvato la delibera sulla "Ratifica del Protocollo di Intesa e approvazione del primo stralcio del programma degli interventi prioritari da realizzare sulle aree demaniali dell'asta terminale dei Regi Lagni''. Il provvedimento dava seguito alla delibera con cui, nel mese di agosto 2009, la Regione aveva varato il Piano d'Azione, finanziato con 50 milioni di euro, per la realizzazione del Grande Progetto di risanamento dei Regi Lagni, previsto dal Fesr 2007-2013. Risultati concreti? Nessuno. Un'altra paccottiglia di documenti e nulla più. Ma non è finita qui. Ci sono ditte che dovrebbero occuparsi della loro riqualificazione e della rimozione dei rifiuti, come la Recam e la Iacorossi, e che invece sono ferme con le mani in mano. La prima per la mancanza di personale qualificato; la seconda per l'assenza di siti idonei allo sversamento dei rifiuti presenti in quest'area. “Ci costituiremo parte civile nel processo, l'inchiesta sui Regi Lagni certifica che in vaste aree della Regione  in tutti questi anni esisteva un ciclo integrato dei rifiuti, che  dalla culla alla tomba, dalla produzione allo smaltimento passando per la bonifica era tutto illegale, tutto abusivo e dove  nessuno faceva nulla, un vero  mare magnum  di veleni, carcasse di animali e di auto che  hanno violentato e massacrato il territorio della nostra regione. Dove erano gli enti preposti al controllo?”. Ad affermarlo è Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania. “Ormai, aggiunge Buonomo, la politica ambientale si regge su tutto quello che non c'è: non c’è la bonifica, non c'è la depurazione, non c'è lo smaltimento delle acque reflue. Scaricare direttamente sui terreni, nei fiumi, nei regi lagni, nel mare è diventata l’ordinarietà. Cosa si deve più aspettare per cambiare pagina, per avere un sussulto di coscienze da parte di amministratori, imprenditori e politici  per regalare di nuovo un futuro ai territori e ai cittadini che li abitano?”. Un futuro che le numerose e gravi le irregolarità accertate all’interno degli impianti rendono sempre più incerto e nebuloso. Il video realizzato dalla Guardia di Finanza di Caserta mostra reticolati scelleratamente rimossi dai canali di scolo delle acque reflue, in modo da far passare attraverso le condotte carcasse di animali e di automobili, rifiuti ingombranti di qualunque specie ma anche deiezioni animali provenienti da aziende zootecniche del posto, rifiuti industriali e prodotti tossici, scarti provenienti da industrie e da centri commerciali, liquami fognari dei comuni di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna. Secondo i dati dell'Arpac e dell'ENEA, che hanno coadiuvato le forze dell'ordine nelle indagini, le acque uscivano dai depuratori con un tasso di tossicità di gran lunga più elevato di quello delle acque in entrata. Rilevate anche ingenti tracce di "Escherichia coli", una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo, e di azoto ammoniacale. Un micidiale cocktail di veleni servito ai campani da individui senza scrupoli che, giustamente, il Procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, ha definito “ladri di futuro”.

Ernesto Ferrante