10.04.2010
Emergenza occupazionale » RdB-SdL

Etleboro

Finalmente i lavoratori sono entrati nella trattativa da cui dipende il futuro di circa 1200 dipendenti dell'Impero Della Monica che distribuisce e commercializza prodotti alimentari in tutta la Campania. Tra Eurospar, Interspar e Despar, i punti vendita sono 23 nella provincia di Salerno, 9 in quella di Napoli, 9 in quella di Caserta, 5 ad Avellino e 1 a Benevento. Impedire il fallimento ma allo stesso tempo difendere lo stipendio che manca da tre mesi: questo è l’imperativo dell’assemblea permanente indetta dai lavoratori e riconvocata per lunedì mattina presso la sede centrale di CAVAMARKET sita nella zona industriale di Salerno. Dopo l’assemblea e il confronto diretto con Della Monica in mattinata, dopo oltre 3 ore in Confindustria a Salerno nel pomeriggio e altre 2 ore in serata a confronto con uno dei manager della holding , troppi sono ancora gli interrogativi che attanagliano i lavoratori e tanta l'incertezza che li tiene legati ad un’azienda cui hanno dedicato una vita. Due sono ora i tavoli dove i lavoratori possono far sentire la loro voce: quello con le parti sociali che andranno a ratificare la burocrazia necessaria per la mobilità e la cassa integrazione e quello aziendale dove c’è da rivendicare una rappresentanza dei lavoratori che sappia ridare dignità e rispetto a chi continua a fare enormi sacrifici aspettando uno stipendio che non arriva da tre mesi. Un terzo tavolo, forse quello più importante va aperto con le istituzioni e i governi degli enti locali, Comune, Provincia e Regione affinché la politica sappia evitare l’ennesima crisi sociale dovuta alla mancanza di reddito per quasi 1200 famiglie. Questa crisi sta già aggravando la crisi economica del territorio in termini di calo dei consumi e di richiesta di servizi sociali. Capire che salario e occupazione non possono essere solo un problema “aziendale” non è difficile ma rivendicare i propri diritti e quello di non pagare le crisi “aziendali” attiene alla capacità dei lavoratori di organizzarsi e lottare con i denti per contare e non essere contati, per non cadere nella trappola di una roulette russa come quella della mobilità forzata che diventa l’ennesimo, inevitabile, agnello sacrificato al dio profitto.