17.02.2010
Emergenza occupazionale » ernesto ferrante

Etleboro
Mentre il paese gossipparo e salottiero, tanto caro ai media omologati, continua a dimenarsi tra squillo, coca e politici viziosi, il paese reale versa ogni giorno lacrime amare per la sottrazione fraudolenta di posti di lavoro. Il vento della dismissione soffia forte da nord a sud e famelici predoni fiutano succulenti affari. Il libro nero della disperazione si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli contenenti storie che sembrano, per certi versi, tutte uguali tra loro. Tra le più controverse vi è senza dubbio quella della Alcatel di Battipaglia. Da circa un anno ormai, l'azienda ha deciso di dismettere il sito di Battipaglia vendendolo a Pierluigi Pastore, titolare, al 60% di Meditel, uno spin-off di Alcatel. A Pastore Alcatel Battipaglia ha concesso le maestranze esternalizzate, i macchinari per la produzione di schede elettroniche, il know how per far funzionare la Meditel e le commesse. I lavoratori di ALU Battipaglia si stanno opponendo da mesi a quest'assurdo piano di dismissione, progettato da un gruppo economico-politico del nord che fa capo a dirigenti di Alcatel-Lucent Italia con sede a Vimercate, che segna il passaggio del sito da una multinazionale delle telecomunicazioni ad un nano imprenditoriale.
Lo scorso 22 gennaio, un gruppo di lavoratori interinali di ALU Battipaglia è entrato in un locale distante 100 metri dai siti Alcatel e Meditel ed ha ripreso con telecamere e fotocamere lo stato dei luoghi. Nel locale in cui lavoravano quattro persone, di cui 2 sono risultate essere lavoratrici in nero, sono stati, inoltre, trovati numerosi prodotti Alcatel provenienti dal sito di Battipaglia: dai numeri di serie di ciascun pezzo, tramite i sistemi informativi di fabbrica, si è risaliti a commesse affidate a Meditel in conto lavoro. I filmati documentano ambienti di lavoro stile Cina con furore, senza alcun rispetto delle leggi sulla sicurezza e degli standard di qualità richiesti. Il locale, dopo gli accertamenti di rito, è stato sigillato dall'Asl. La Finanza non ha rinvenuto alcun registro di attività all'interno del locale ed il proprietario, tale Rinaldi, ex Fiom, è stato condotto e trattenuto per alcune ore in caserma. I lavoratori hanno scoperto e documentato un sistema che si fonda sullo sfruttamento delle maestranze, attraverso il lavoro nero. Per anni, come ci hanno raccontato gli stessi lavoratori, il “sistema” è stato gestito da Pastore con la complicità di alcuni dirigenti e capi area del sito di Alcatel Battipaglia. In un paese appena un po' normale tutto ciò dovrebbe essere sufficiente ad un giudice qualsiasi per inchiodare Rinaldi, Pastore ed i soggetti di ALU Battipaglia coinvolti. Ma purtroppo siamo in Italia e Pastore può continuare tranquillamente ad ottenere succose commesse da Alcatel, facendosi pagare il “lavoro” 20 euro l'ora per poi farlo “realizzare” dagli schiavi a 2 euro l'ora. L'unica cosa di buon senso da fare sarebbe accogliere la richiesta dei lavoratori di azzerare la trattativa sul tavolo del Ministero con soggetti che hanno violato costantemente le normative sul lavoro. L'azienda, però, fa finta di niente per proteggere i suoi dirigenti e non cancella il vergognoso piano di esternalizzazione (un business da 200.000.000 di euro di commesse in 4 anni). I sindacati collaborazionisti e padronali parlano e promettono ma poi non fanno nulla perché collusi con Pastore e con il governo centrale. 3 lavoratori sono chiusi nello stabilimento da una settimana ed hanno minacciato di darsi fuoco. Mangiano solo succhi di frutta e biscotti che trovano nei distributori automatici in fabbrica e sperano che le istituzioni si decidano ad intervenire.

Ernesto Ferrante