21.11.2009
Emergenza occupazionale » ernesto ferrante

Etleboro

 

E' un'anoressia galoppante quella che affligge il tessuto industriale di Terra di Lavoro. Il mosaico delle criticità si arricchisce ogni giorno di un nuovo tassello. Quelle che un tempo erano eccellenze, sono divenute fastidiose eccedenze da rimuovere. Da Caserta a Maddaloni, da Piedimonte a Teverola, da Marcianise a Santa Maria Capua Vetere. La spia della disoccupazione lampeggia dovunque.

 

L'ultimo caso in ordine di tempo, è quello della Manucor di Sessa Aurunca, dove gli operai sono in agitazione per la prevista cura dimagrante decisa dai vertici aziendali. La ex Manuli dal 2006 in poi ha accumulato debiti per 90 milioni di euro, evitando il crack solo grazie  all'ingresso nel capitale aziendale dell'Unicredit e della Reno Dei Medici. Tutto risolto? Neanche per sogno, perché i nuovi soci hanno deciso l'espulsione dai cicli produttivi del 33 per cento della forza lavoro e l'esternalizzazione di due reparti, tra i quali quello che si occupa del confezionamento e della spedizione dei film in polipropilene biorientato. E, come se non bastasse, outsourcing dei servizi di imballaggio e del reparto magazzini. Il "piano di asseveramento" punta a ripianare il debito accumulato in questi anni. "Non possiamo accettare che a pagare lo scotto della crisi siano sempre i lavoratori che da anni fanno i conti con notevoli sofferenze salariali", ha dichiarato Angelo Papadimitra della Filcem. "In questo periodo di grave crisi economica intendo esprimere la piena solidarietà ai lavoratori in agitazione della Manucor di Sessa Aurunca". Recita così la nota stampa diramata dall'on. Americo Porfidia dell'Idv. "La Manucor, ha aggiunto il dipietrista, è un'azienda specializzata nella lavorazione di filmati in propilene e garantisce lavoro e stabilità a centinaia di famiglie. Il piano di ristrutturazione previsto dai vertici aziendali rischia di ricadere solo sulle spalle dei lavoratori. Si parla dell'espulsione di 87 unità su un organico di 270"."Ritengo necessario, ha concluso l'on. Porfidia, che intervenga il Ministero dello Sviluppo Economico al fine di aprire un tavolo negoziale con le parti interessate per decidere collegialmente la via per una più responsabile gestione della situazione".

Ernesto Ferrante