24.09.2009
Emergenza ambientale » Nando de Angelis

Etleboro

Uno scenario di dantesca memoria è quello che si è presentato, domenica 20 settembre, agli occhi degli abitanti di San Tammaro, piccolo centro del casertano che confina con la cittadina di Capua,.

Fuoco, fumo, le eco balle “della camorra” e rifiuti speciali in fiamme, l’acqua delle autobotti, la terra raccolta con l’unica ruspa disponibile e trasportata fino alla cima della montagna di rifiuti per togliere ossigeno alle fiamme e sconfiggere l’incendio.

Il Vesuvio è relativamente lontano ma la montagna di ecoballe è apparsa come il cratere di un vulcano che vomita lava e ceneri ed una nube di fumo rossastro ha invaso la carreggiata della vicina statale e trasportato l’odore di bruciato fin nelle case di San Tammaro.

 

Immediato l’intervento dei vigili del fuoco, ben 8 le squadre operative che sono intervenute sul posto (di cui 5 da Caserta e 3 da Napoli), ma, come tutto in questa sfortunata terra, in una situazione di precarietà assoluta. I serbatoi dell’acqua sono lontani dalla discarica che si continua a sostenere “messa in sicurezza” ed è difficile alimentare il getto degli idranti, non c’è neppure l’impianto elettrico ed i vigili del fuoco sono costretti a lavorare con la luce fioca assicurata dai gruppi elettrogeni Tra mille difficoltà hanno continuato a lavorare per una notte intera, riducendo il fuoco dai cinquanta metri di altezza a pochi centimetri. Ma dovranno continuare ancora per un paio di giorni. Ricordiamo che la discarica di San Tammaro è stata collaudata e adesso aspetta solo di essere aperta. Il nuovo invaso, così come previsto dai programmi, avrebbe dovuto consentire lo svuotamento del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle, nel comune di Santa Maria la Fossa, che fu aperto per fronteggiare la crisi registrata tra gli ultimi giorni del 2007 e i primi mesi del 2008 ma, per la lentezza operativa delle autorità preposte, a partire dal giugno 2008 si è trasformato a sua volta in sito di stoccaggio delle ecoballe, circa 18mila, che arrivano da tutti i Cdr della Campania e sono destinate ad essere inviate nel termovalorizzatore di Acerra. Un'operazione che richiederà alcuni mesi e che dovrebbe procedere al ritmo di 300 tonnellate al giorno.

 

L’area è parzialmente recintata e, quindi, per lunghi tratti accessibile con grande facilità a chiunque voglia continuare a sversare illegalmente…e cancellare le tracce appiccando roghi che solo gli ingenui possono addebitare a cause accidentali e di autocombustione. Nel giorno in questione non si svolgeva alcuna attività lavorativa nella zona e anche le condizioni del tempo sembrano far escludere focolai provocati dal caldo. Infatti, una pioggia sottile e insistente ha interessato la provincia di Caserta sin dalla giornata di sabato. L'incendio ha sicuramente origini dolose e la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha immediatamente aperto un fascicolo affidando le indagini a carabinieri e vigili del fuoco che dovranno stabilire le cause dell’accaduto.

 

Nella quasi totale indifferenza dei mezzi di informazione la Campania continua a bruciare, la diossina ed i veleni che si respirano da queste parti avrà sicuramente trasformato geneticamente gli autoctoni…e pensare che c’è ancora chi crede alla favoletta del nano di Arcore  Qui non siamo più di fronte ad una emergenza, siamo nel bel mezzo di un disastro ambientale di catastrofiche proporzioni.

 

Nando de Angelis