17.09.2009
Emergenza occupazionale » ernesto ferrante

Etleboro

C'è ancora tanta tensione tra i dipendenti napoletani di Alitalia Cai che stanno protestando contro la decisione dell'azienda di trasferire le attività a Roma. I lavoratori attualmente in organico, per effetto dei tagli disposti dai vertici dell'azienda, sono una trentina.

 

La protesta di lunedì è scattata in seguito alla notizia della disdetta del contratto di fitto dei locali che ospitano gli uffici ubicati al centro Direzionale. Nella sede di Napoli i lavoratori si occupano di attività amministrative ed in particolare di fatturazione. Solidarietà ai lavoratori è stata espressa dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino: "Il diritto al lavoro - ha affermato il primo cittadino partenopeo - va tutelato in modo sostanziale e non soltanto formalmente. Pretendere che lavoratori, molti dei quali sono l'unico sostegno della propria famiglia, si trasferiscano a Roma, significa in sostanza licenziarli. Con gli stipendi che hanno riuscirebbero a malapena a coprire le spese di viaggio. Quindi piena la solidarietà del Comune di Napoli nei confronti dei dipendenti Alitalia Cai del Centro direzionale e anche nei passaggi futuri l'Amministrazione continuerà a essere al loro fianco". "Mi auguro vivamente - ha concluso la Iervolino - che la Cai si renda conto della situazione e non procuri questo ulteriore gravissimo danno alla città". Appoggio ai lavoratori in lotta anche da Stefano Buono dell' Idv. "La battaglia dei dipendenti di Alitalia Cai del Centro direzionale è sacrosanta", ha spiegato Buono, ricordando che "nella sede napoletana, fino al 31 dicembre 2008 c'erano 69 dipendenti, ora ne sono rimasti solo 20 e rischiano di perdere anche loro il posto di lavoro, perché c'è il progetto di spostare la sede a Roma". "Sarà praticamente impossibile per i dipendenti trasferirsi a Roma - ha giustamente fatto rilevare il consigliere regionale del partito di Di Pietro - e quindi siamo di fronte a un licenziamento che porterà altre famiglie sulla strada visto che a rischiare di perdere il lavoro sono persone che hanno più di quaranta anni e, quindi, con pochissime possibilità di trovare un altro impiego". Buono ha sottolineato inoltre che "le continue richieste di affiancare e istruire altri dipendenti della sede di Roma sono un'ulteriore prova che il vero obiettivo è il licenziamento. E' necessario un impegno comune per impedire che, ancora una volta, la Campania sia danneggiata dalla nascita di Cai". "Finora - ha concluso - sono stati disattesi tutti gli accordi presi dal Governo con la società che ha acquisito Alitalia, come dimostrano le settanta assunzioni fatte invece delle centonove previste e il rischio di perdere altri posti di lavoro". E pensare che qualcuno aveva definito salvatori i signori Cai. I cittadini italiani si sono caricati sulle spalle l’enorme debito Alitalia ma il personale è stato dimezzato praticamente ovunque, con una cassa integrazione di cui non si ha precedente memoria. La nuova Alitalia targata Cai rivendica di non avere obblighi di servizio perché non è più la compagnia di bandiera italiana, decide in piena autonomia quali tratte coprire, quali slot utilizzare, scegliendo quelli più remunerativi, quali servizi offrire e di quale e quanto personale liberarsi. Il governo ha donato gratuitamente alla CAI tutti gli slot di Alitalia senza chiederne come contropartita il pieno utilizzo, in modo da garantire il mantenimento dei livelli occupazionali. In sostanza CAI-Alitalia mantiene la stessa condizione di monopolio della vecchia compagnia ma fornisce un servizio dimezzato, con conseguente riduzione del personale. Davvero un bell'affare, non c'è che dire...

                                                                                                                                                                     Ernesto  Ferrante