07.12.2012
Recensioni » Ernesto Ferrante

Etleboro

Operazione verità. Potremmo riassumere così il fine ultimo e il significato profondo di un interessante saggio, presente sugli scaffali delle librerie da circa un mese, intitolato “La Grande Muraglia.

Pensiero Politico, Territorio e Strategia della Cina Popolare”, scritto da Marco Costa, Andrea Fais ed Alessandro Lattanzio e pubblicato da Anteo Edizioni per conto del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo (CeSEM), con copertina realizzata da Luca Rossi. Il libro, composto da quattro capitoli generali, ognuno dei quali si suddivide in un numero minimo di paragrafi dettagliati e articolati per un totale di 220 pagine, aiuterà i lettori ad avere un punto di vista non sporcato da pregiudizi e dalla pecoreccia propaganda di casa nostra, sulle peculiarità e le direttrici politiche, economiche e geopolitiche della Repubblica Popolare Cinese. Ben congegnata è l’intelaiatura dell’opera (che è venuta alla luce grazie all’ostinazione degli autori e dell’editore Stefano Bonilauri), incardinata su una disamina storico-teoretica del pensiero politico che ha animato le principali trasformazioni del socialismo cinese, su un’attenta osservazione delle questioni e delle istanze interne di maggior risalto in ambito internazionale quali le complesse vicende relative alle regioni del Tibet, dello Xinjiang e di Taiwan, ma anche su uno sguardo generale alla strategia globale di Pechino e al fondamentale contributo della Cina all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Il tutto, cosa sempre più rara in un paese come il nostro in cui si fa a gara a chi la spara più grossa su argomenti che nemmeno conosce, scandagliato con la serietà che dovrebbe contraddistinguere sempre ricercatori, studiosi e cultori della materia. “La grande Muraglia”, è un sasso scagliato con decisione nell’opaca vetrata dell’economicismo di maniera con cui l’informazione occidentale cerca di analizzare la complessa ed originale fisiologia della nazione asiatica. Il socialismo con caratteristiche cinesi che incarna non solo un modello di sviluppo strettamente economico e finanziario ma anche un preciso e determinante passaggio storico nell’evoluzione della civiltà cinese e nella ricostruzione di un suo spazio di co-prosperità, non può essere ridotto, come sempre più spesso si legge, a turbocapitalismo giallo o, peggio ancora, a devianza rispetto ad immaginari ed ortodossi maoismi nati e morti solo nelle fervide fantasie dei soliti sapientoni della gauche caviar. Il lavoro di Costa, Fais e Lattanzio, sarà utile anche per capire meglio le direttrici generali del XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese e la poderosa analisi contenuta nel discorso inaugurale del presidente uscente Hu Jintao. L’eredità lasciata al neoeletto segretario generale Xi Jinping non appena entrerà in possesso della carica presidenziale all’inizio dell’anno prossimo, è quella di rafforzare le conquiste del socialismo con caratteristiche cinesi nelle nuove condizioni storiche e politiche, innanzitutto attraverso la conservazione del popolo nel ruolo di motore e attore della nazione, ma anche con lo sviluppo delle forze produttive, secondo un preciso piano di razionalizzazione, ed il progressivo miglioramento dell’economia socialista di mercato e del cambiamento del modello di sviluppo, mediante un’attenta regolazione in ambito economico e produttivo tra il ruolo primario del settore statale e quello secondario del settore privato. La particolare attenzione, emersa durante il congresso, per la cooperazione globale tra economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo al fine di arrivare ad un bilanciamento dei rapporti di forza internazionali nella direzione di una stabilizzazione della pace mondiale, l’esatto contrario dell’esclusivismo messianico di marca statunitense, potrà essere meglio compresa dopo aver letto questo lavoro destinato ad occhi attenti e cervelli svegli.

 

 

 

Ernesto Ferrante



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