07.12.2012
Napoli » Ernesto Ferrante

Etleboro

Spari di arma da fuoco come rintocchi di un orologio inzuppato di sangue e una paura che strozza le parole in gola e stringe il cuore in una morsa di dolore e rassegnazione. Una lava di piombo sommerge da settimane case e persone, sogni e pensieri, ma il governo dei baroni se ne frega. Si legge inferno, si scrive area nord di Napoli.

Da queste parti, si muore ovunque e a qualsiasi ora; in macchina o a piedi, di sera o di mattina. La linea del tempo ha le forme di un grilletto e un tonfo che annuncia l’arrivo della nera signora. Gli apostoli della morte non hanno nemmeno più bisogno di camuffarsi. La sentenza arriva a volto scoperto e in mezzo alla gente, mentre chi dovrebbe rappresentare e tutelare i cittadini, non si perde una comparsata nei posti che contano per impellicciate prime, primarie o secondarie che siano. L’omicidio avvenuto in via Fratelli Cervi, nel cortile della scuola materna Eugenio Montale del quinto circolo didattico, a pochi metri dalle aule in cui i bambini di 3-4 anni si preparavano per il pranzo, certifica inesorabilmente il fallimento delle istituzioni e la libertà di azione dei clan. Mentre fuori un uomo cadeva sotto una tempesta di piombo, all’interno dell’edificio scolastico i piccoli alunni provavano la recita di Natale e intonavano i canti tradizionali. Pistole e giovani voci unite in un canto di vita e di morte. Solo grazie al buon senso del personale docente, non hanno udito gli spari né visto il corpo crivellato di colpi della vittima dell’agguato, perché fatti uscire da una porta secondaria. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che continua a non ritenere opportune misure speciali e si limita al massimo a siglare i soliti patti “per la sicurezza”, ha osservato semplicemente che “purtroppo Scampia è una ferita sempre aperta”. L’esimia Cancellieri, a questo punto, dovrebbe spiegarci, però, anche chi è che dovrebbe chiuderla. Il mago Merlino o la fata Turchina, per caso? La verità è che si continua a dar fiato alle trombe solo per giustificare la presenza delle proprie natiche su determinate poltrone, ma poi, insieme agli altri colleghi di cordata, si tagliano caserme, stazioni di polizia, sezioni di tribunali e si spengono le luci nelle città, per “ridurre i costi” e “ottimizzare le risorse”. Anche uno zero in più, quando si tratta dei cittadini, fa paura; al gran ballo dei privilegiati, invece, non si bada a spese. A questo punto, si risparmiassero almeno alla gente certe ridicole litanie patriottarde da parata. Sulla terra di nessuno partenopea non sventola più alcuna bandiera, oltre a quella rossa come il sangue di chi continua a cadere sotto i colpi degli assassini, tra gli sbadigli di uno stato che da queste parti non c’è più...

 

 

 

 

Ernesto Ferrante