06.12.2012
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

Futuro cancellato. Due semplici parole per sigillare un disastro, quello dei bambini italiani. A dirlo non siamo noi “malpensanti”, impenitenti guastatori di feste e profanatori di ovattati salotti buoni, ma il terzo “Atlante dell'infanzia (a rischio)”, presentato dall'organizzazione Save the Children in un incontro-dibattito alla presenza, tra gli altri, di Vincenzo Spadafora, garante nazionale per l'infanzia e adolescenza, e del presidente dell'Istat Enrico Giovannini.

I nostri piccoli connazionali lottano per la sopravvivenza, soprattutto quelli che risiedono nella sub-colonia campana, dove l'orologio del tempo sembra essere tornato indietro di due secoli. Il loro domani è schiacciato da una quota di debito pubblico di 3 milioni e mezzo, il più alto d'Europa; il 65,3 per cento non ha letto neanche un libro, il 45 per cento non usufruisce di Internet e ben 730mila vivono in aree altamente inquinate. Sono sempre di meno (nel 2030 in Campania saranno 16,3 su 100 adulti) e “dispersi” o fermi alla terza media, sono 8 giovani campani su 100, con interessi culturali prossimi allo zero: il 65,3 per cento non ha letto neanche un libro e il 45 per cento non usufruisce di Internet. Sono, tra i minori italiani, i più minacciati dall'inquinamento e frequentano la scuola in edifici insicuri: 4 su 5, infatti, non sono anti-sismici. La serie di segni “meno” davanti ai numeri campani, è impressionante. La spesa pro-capite dei comuni in servizi per l'infanzia e famiglie è di 49 euro a fronte dei 282 dell'Emilia Romagna. Per quanto riguarda l'offerta di servizi di fondamentale importanza, non arriva neanche a 3 il numero di bambini (ogni 100 da 0 a 2 anni) in carico agli asili nido pubblici o ad altri servizi integrativi, a fronte dei 27-29 in Valle d'Aosta, Umbria ed Emilia Romagna. 22 minori campani su 100, inoltre, abbandonano gli studi superiori e si ritrovano con la sola licenza media (+ 12 per cento) rispetto all'obiettivo europeo (del 10 per cento). La “disconnessione” socio-culturale è molto marcata: il 65,3 per cento non ha mai letto un libro, mai utilizzato un pc (43,7), Internet (45,1 per cento) e praticato sport (40,4%) nel corso dell'ultimo anno. Privazioni e mancanze di opportunità in territori devastati dall'eco-crimine e dalla mala-politica. Sono soffocati dal cemento che monta come una panna infernale: negli ultimi 10 anni la superficie cementificata è cresciuta di almeno 8 punti in varie province della Campania, ma senza ricadute positive sull'occupazione, se si considera che, nel nostro Paese, 1 giovane sotto i 25 anni su 3 è disoccupato (+21 per cento la disoccupazione fra i laureati). La crescita più alta d'Europa. Nello stesso periodo in Germania la disoccupazione giovanile è scesa in totale del -4,1. Cresce la popolazione inattiva, vale a dire gli over 64. Attualmente in Campania per 100 persone in età attiva ve ne sono circa 24 che non lavorano. Nel 2030 il rapporto sarà di 100 a quasi 40. La povertà dilaga tra la popolazione under 18: 7 minori ogni 100 in Italia, pari a 720 mila, vivono in povertà assoluta, cioè privi di beni e servizi che assicurino loro un livello di vita accettabile, 417 mila al Sud, un dato in crescita rispetto all'anno precedente e pari al 10,9 per cento della popolazione minorile. I finanziamenti messi in campo dal nostro paese in servizi per l'infanzia e la famiglia ammontano all'1,40% del Pil a fronte del 2,7 per cento della media Ue. “La terza edizione dell'Atlante dell'infanzia (a rischio) di Save the Children fornisce un quadro molto preoccupante”, spiega Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia. “Possiamo leggere, aggiunge Neri, la stragrande maggioranza di queste mappe (77, per la precisione) con il sottotitolo: indice del consumo di futuro dei bambini e dei giovani italiani, un indice che corre parallelo alla crisi economica, al debito pubblico, alla scarsità di asili nido, alla miseria della spesa sociale per l'infanzia in alcune aree del paese, alla mancanza di una politica per l'infanzia nazionale e organica, alla pochezza del sostegno pubblico alle famiglie giovani”. Ma l'Atlante di “Save the Children”, conclude il direttore generale, “mostra anche un'altra cosa: consumando l'idea di futuro dei bambini e dei giovani, le loro aspettative, i loro desideri e i loro sogni, stiamo segando il ramo dell'albero su cui siamo seduti”.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante