28.11.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Schiumare di rabbia per gli oltre tre milioni di italiani accorsi alle urne primariste del centrosinistra, è giusto; fingersi sorpresi, molto meno. Quella carovana allegramente bardata, non spunta dal nulla e non è il frutto di esperimenti di clonazione multipla. E’ lo specchio di questa Italia e del gregge che la popola.

Un enorme tric trac senza botta finale. Si frigna e ci si sbatte, qualcuno addirittura promette fuoco e fiamme ma poi davanti al giudice impietoso della prova dei fatti, si presenta al massimo con una stellina di natale tra le mani e la lingua srotolata a mo’ di sciarpone estone. Lo schifo di oggi è frutto del ciarpame di ieri e del sudiciume dell’altro ieri. I partiti liquidi di marca veltrusconiana hanno causato solo ingrossamenti di ventri e vesciche. I vari Batman, Pippi Calzelunghe e maghi pancioni vari, sono stati impastati nel fetido fango della cialtroneria e della subcultura. Mecenati e “macinati” avviluppati incestuosamente in una istantanea di immane squallore. Monti spiana tutto perché ha le amicizie “giuste” ma anche perché glielo si lascia fare. Si parla di colpire al cuore il sistema, soprattutto su social networks e chat, ma si finisce per centrare al massimo la solita quaglia calva e spelacchiata, tra le risate dei pupari. Le “Secondarie, terziarie, nullarie del pdmenoelle di questa domenica di novembre da ricordare come l’ennesimo giorno dei morti della Seconda Repubblica”, come le ha definite Grillo, sono il ballottaggio di tante primarie andate in scena in questi anni. Tanto il “dopo” si chiamerà comunque Mario e avrà Monti per cognome, Meloni o Maroni che siano. E’ il punto zero che si svela e si dipana, mettendo davanti allo specchio gente che parla e straparla senza sapere nemmeno cosa vuole, come nel caso emblematico dell’Ilva. Prima ci si strappa i capelli in nome di immaginari mondi candidi da pubblicità del Mulino Bianco, chiedendo la chiusura dello stabilimento, ma a “cessazione delle attività” avvenuta, si piange lo stesso per quei battenti sbarrati davanti ad una botola che porta all’inferno della disperazione sociale. Ma non è per caso che l’idea di fabbrica di questa gente ha le forme e i colori della “Casa di Barbie” con un “Dolce Forno” in funzione? Pasionarie incartapecorite e libertadores al pinzimonio, ipotizzano scenari di piazze roventi e gioventù gagliarde, mentre la realtà assomiglia al massimo ad un porno di mezzogiorno con “Cappuccetto rotto” e il “Farloccone del bosco” come protagonisti. Che piaccia o meno, il peggio deve ancora venire. Un guinzaglio più lungo e flessibile, non significa libertà e glutei e poltrona, sono ancora una rima baciata. Tanto va lo schiavo all’urna…che si sente cittadino.

 

 

 

Ernesto Ferrante