13.11.2012
Napoli » Ernesto Ferrante

Etleboro

In Italia si combattono ogni giorno nuove e più cruente guerre tra poveri. Il potere finanziario che mena le danze politiche e sindacali, nazionali e locali, ha brevettato da tempo un sistema conflittuale di cui il ceto medio semicolto, sia per limiti congeniti che indotti, non riesce ad individuare gli ingranaggi.

La solfa è quella solita: si privatizzano progressivamente enti e aziende, se ne svuotano le casse, dopo aver imbottito gli organici di direttori mega-galattici e responsabili “irresponsabili”, si esternalizzano i servizi e dopo aver causato inefficienze a raffica, si espongono i lavoratori alla gogna mediatica per far ricadere su loro la rabbia dei cittadini-utenti. Quello che sta accadendo al personale in servizio presso la Circumvesuviana, è l’ultimo, lampante esempio di tale deplorevole andazzo. Si continua a sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica una sola parte del problema, quella che più interessa ai viaggiatori, omettendo le grandi responsabilità dei vertici sulla gestione del personale, sullo stato penoso dei treni, delle linee ferroviarie e di quant’altro riguarda questa ferrovia che vanta un passato glorioso e ben 122 anni di vita. Il trasporto pubblico in Campania è sull’orlo del collasso. Gli stanziamenti sempre più risicati di Governo e Regione, nonché diverse allegre gestioni, lo stanno riducendo al lumicino. La Circumvesuviana è messa molto male. Pochi soldi in cassa e tanti debiti con le ditte che provvedevano alla manutenzione e alla fornitura di ricambi hanno fatto sì che il parco rotabile efficiente fosse sempre più esiguo. Ormai, come denunciano da tempo il personale e alcune sigle sindacali di base, molto meno della metà dei treni è in grado di viaggiare e, di questi, buona parte non risponde più ai prescritti standard di sicurezza. Il risultato è che aumentano di giorno in giorno le soppressioni delle corse. Inoltre il clima di conflittualità tra azienda e lavoratori non aiuta; inoltre si sta cercando di operare un ulteriore recupero sul personale di macchina e viaggiante, aggravandone l’impegno di lavoro ma ritoccandone, allo stesso tempo, in maniera peggiorativa le retribuzioni. Già lo scorso anno la busta paga fu alleggerita di 150/200 euro e la cosa, ovviamente, non fu pubblicizzata, mentre da qualche giorno è stata riportata da diversi giornali la notizia che i macchinisti pretenderebbero circa 300 euro di aumento. Una richiesta smentita decisamente dagli interessati. I lavoratori della Circumvesuviana lanciano il loro ennesimo grido d’allarme “contro una cricca affaristico-politico-sindacale che sta strangolando le aziende di trasporto e punta ad impadronirsene in barba ai referendum sulla non privatizzazione dei servizi pubblici”. E rincarano la dose: “Il governo centrale, quello regionale e i dirigenti dell’Ente Volturno hanno dichiarato guerra ai cittadini ed ai lavoratori tutti”. Invitano inoltre gli utenti ad informarsi e non credere alle notizie manipolate o capziosamente diffuse per colpevolizzare il personale e scagliargli contro l’utenza. “Che si sappia, concludono, che le soppressioni delle corse sono dovute alla mancanza dei criteri e delle norme di sicurezza che sono prescritte e indispensabili per far viaggiare un treno e non all’agitazione del personale che – qualora ci fosse – sarebbe rivolta al contenzioso verso i provvedimenti aziendali e non certamente alla penalizzazione del viaggiatore”.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante