07.11.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

La cultura agroalimentare di una terra trattata come merce da grandi magazzini. Accade anche questo nell’Italia montiana. I prodotti di eccellenza campani, sbarcano in Cina attraverso la grande distribuzione organizzata.

Promuovere l’identità con il simbolo massimo dell’apolidismo globalizzato. A mettere in vetrina le eccellenze alimentari della Campania, non saranno infatti le autorità italiane preposte all’internazionalizzazione delle aziende ma il colosso francese Auchan che ha di recente siglato un accordo con il mercato cinese per la promozione dei sapori delle regioni italiane. Con un’aggravante beffarda, a nostro modesto avviso: la benedizione, con tanto di pubblico elogio, del ministero delle Politiche agricole e dell’Agenzia-Ice (Istituto per il commercio con l’estero), presieduta da Riccardo Monti. Dopo aver monopolizzato il mercato italiano tra tappeti rossi e servili omaggi di benvenuto, rilevando decine di supermercati e ipermercati delle società Città Mercato, La Rinascente, Sma e Upim, al colosso transalpino toccherà promuovere anche le produzioni tipiche italiane. Favorire la concorrenza per contratto, insomma, eventualmente a discapito delle aziende del paese di origine dell’Auchan. Davvero non riusciamo a capire bene se si tratti più di una illusione, di una soluzione maldestra o di una barzelletta. A varcare le soglie commerciali del Celeste Impero, saranno la mozzarella di bufala, il limoncello di Capri e quello della Penisola Sorrentina, la pasta e l’olio del Cilento. Nel carnet, udite, udite, figurano tuttavia anche l’Aglianico Irpino e il Greco di Tufo, ovvero due apprezzatissimi vini. Ricapitolando: un colosso francese che apre varchi di mercato a prodotti campani da sempre in concorrenza con quelli francesi. E’ un semplice sogno o ubriachezza molesta? L’accordo tra Auchan e la Cina sarà presentato a Shanghai la prossima settimana, precisamente il 13 novembre, e prevede la distribuzione di 120 prodotti tipici delle regioni italiane in 20 dei 50 ipermercati che la multinazionale di Croix ha aperto nel Paese. La “singolarità” (per usare un eufemismo) dell’operazione è così palese, da costringere il presidente dell’Agenzia-Ice a ricorrere ad excusatio non petita: “La Cina per noi è una piattaforma fondamentale, però l’Italia per debolezze strutturali fin qui ha realizzato meno di quanto potesse fare”. Grossolana anche la toppa coprifalla esibita successivamente: “L’iniziativa di Auchan ci permette di portare nelle grandi città cinesi l’agroalimentare italiano a prezzi ragionevoli”. Il direttore generale di Auchan Italia, Cristian Iperti, vede invece nell’accordo uno strumento per contrastare la falsificazione di prodotti agroalimentari di eccellenza, di cui la Cina è primatista mondiale. “Porteremo in questo Paese, afferma, la cultura del buon cibo, della certificazione di provenienza e della qualità del made in Italy, in più offriremo un’opportunità unica di sviluppo alle nostre piccole aziende fornitrici”. Vissero tutti felici e contenti, allora? Neanche per sogno. E non potrebbe essere altrimenti, visto che dopo quelle del mercato interno, per i nostri operatori nazionali saranno sbarrate anche le porte dei mercati emergenti. Italy, terra di conquista, patria del nulla...

 

 

 

 

Ernesto Ferrante