10.11.2012
Campania » Ernesto Ferrante

Etleboro

Nell’Italietta egoista e decerebrata in festa per Obama, c’è tanta gente che soffre, ma ovviamente la politica dei palazzi e dei sottoscala, ha altro a cui pensare. E’ più conveniente e scenico, si sa, “scaldarsi” per l’Opossum pezzato della Culonia piuttosto che per il lavoratore disperato vicino di casa, ma è pura cialtroneria.

E intanto moltissime famiglie non sanno dove sbattere la testa. Chi perde un lavoro o viene mortificato nella sua dignità, si gira e non trova più riferimenti e mediatori in un mondo, quello politico, sempre più affetto da una grave forma di autismo. Capita così che i lavoratori del gruppo EAV (Ente Autonomo Volturno), esasperati dal clima d’incertezza per il futuro del proprio posto di lavoro e dalla mancata corresponsione dello stipendio oltre che dai nuovi turni di servizio che non solo aumentano i carichi orari ma riducono le corse per i cittadini della regione Campania, debbano anche assistere, da mesi, ad una fuga continua di interlocutori e riferimenti, sempre più simili a ninja quando si tratta di assumersi delle responsabilità. La ricapitalizzazione delle aziende, l’unica soluzione in grado di garantirgli le migliori condizioni lavorative per poter offrire ai cittadini un servizio pubblico degno di tale nome, è sempre più in basso nelle agende di chi sembra vivere su un altro pianeta. Stanchi dei tanti “vi faremo sapere”, hanno chiesto a chiare lettere alla Regione Campania di azzerare i vertici del gruppo Ente Autonomo Volturno, prendendo atto del fallimento della loro opera, “capace solo di mantenere i benefici della sterminata casta di dirigenti e di provocare lo scontro sociale coi lavoratori a forza di provvedimenti autoritari, tesi solo a ridurre i costi attraverso tagli occupazionali e salariali”. L’efficienza delle aziende, si garantisce in primo luogo evitando sprechi di denaro pubblico, mentre invece si continua ad agire di ramazza sugli organici e le dotazioni finanziarie. Tra l’altro, i tagli alle risorse nazionali e regionali per il Trasporto Pubblico Locale, stanno arrivando a raffica in un periodo in cui i viaggiatori sono in aumento esponenziale, anche per gli elevati costi del pendolarismo in macchina. Ma le aziende, come hanno denunciato gli operatori in una nota, “sono incapaci di rispondere alle incrementate richieste dei cittadini”. Spesso sono in circolazione meno della metà dei treni e degli autobus, visto che molti sono così malandati da impedirne la loro utilizzazione. A ciò poi si aggiungono le incomprensibili decisioni dell’Assessorato Regionale ai Trasporti e del vertice dell’EAV, da cui dipendono i circa 4mila lavoratori che operano nelle più grandi aziende della Campania (Circumvesuviana, SEPSA, Metro Campania ed EAVBUS). Dopo circa due anni dall’insediamento, si legge ancora, “i vertici EAV - di nomina politica - hanno prodotto strategie contraddittorie e poco incisive sulla riorganizzazione delle aziende. Anzi, EAVBUS è in fallimento, e le altre aziende sono sull’orlo del precipizio”. La nomina, da parte del Ministero dell’Economia, di due commissari previsti dal Decreto “Crescitalia”, cui toccherà il gravoso compito di gestire la ricognizione e la dilazione, in cinque anni, del debito pregresso (circa 600 milioni di euro), non risolve in maniera integrale i problemi del settore, perché persiste uno sbilancio tra entrate ed uscite nelle aziende operative che produce un deficit annuo di circa 100 milioni. La ricetta dei vertici, a base di tagli occupazionali e retributivi, moltiplica solo le criticità invece di azzerarle. “Il collasso attuale, spiegano ancora i lavoratori, ha come unici responsabili politici e manager che nell’ultimo decennio hanno allegramente depauperato il sistema della mobilità. Tuttora essi continuano a riservare a se stessi laute retribuzioni e, allo stesso tempo, disperdono preziose risorse economiche nella costruzione di costose infrastrutture, spesso inutili. Così, però, sono soltanto i “pendolari” ed i lavoratori a pagare per le scellerate scelte della casta”. Le soluzioni per coniugare la sostenibilità dei costi con la qualità del servizio, non mancano. Ed è proprio chi conosce profondamente la questione ad indicarle. È prioritario difendere, innanzitutto, la tariffa integrata detta Unico-Campania eliminando, però, la struttura consortile, nata per motivi politici, che produce solo insostenibili costi di gestione. Parallelamente, occorre restituire autonomia tariffaria e di riscossione alle singole aziende. Bisogna, infine, opporre un netto diniego ad ogni politica di privatizzazione che comporterebbe la progressiva riduzione dei servizi e, soprattutto, la crescita incontrollata delle tariffe, così come già avvenuto con la privatizzazione dell’acqua.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante