01.11.2012
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Anche se tutti, loro no. Se l’ipocrisia avesse gambe e braccia e si candidasse a premier, i comitati di interessi privati travestiti da partiti che affollano gli scranni del potere e i codazzi di scribacchini e politologi di acchito e d’accatto al seguito, la voterebbero a mani basse. Sono col deretano sul ciglio di un burrone ma continuano a far finta di niente, trovando addirittura il tempo di prodursi in analisi carpiate con doppia giravolta finale. Scambiano, come si dice a Napoli, le brutte figure per monete d’argento.

A governare la Sicilia, sempre se riuscirà a trovare la quadra, sarà l’anatra zoppa piddina Rosario Crocetta, già rifondarolo comunista, che ha ottenuto il 30,5% dei voti, distanziando di 5 punti percentuali il candidato di centrodestra Nello Musumeci (25,7%). Il terzo candidato alla presidenza più votato è stato Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 stelle che ha ottenuto il 18,17%, mentre la lista grillina ha preso il 14,88% (primo partito dell’isola), rifilando oltre tre punti di scarto all’ex berlusconiano di ferro convertitosi al meridionalismo di potere Gianfranco Miccichè che non è andato oltre il 15,41% delle preferenze, raccogliendo anche meno voti delle liste che lo appoggiavano: Grande Sud-Pds (ex Mpa)-Fli hanno ottenuto complessivamente il 19,99 %. Poca roba si è rivelata anche Giovanna Marano con il 6,05% dei voti. Flop sonante quello delle liste che la appoggiavano: Idv (3,5%) e Sel-Verdi-Fds-Lista Fava presidente (3,06 %) non hanno superato lo sbarramento e non varcheranno la soglia del Palazzo dei Normanni. Tra i capitomboli, primeggia quello della lista del Pdl, scesa al 12%,9. L’avanzato stato di decomposizione del partito, a livello nazionale, in bilico tra montismo opportunistico e silvismo della disperazione, non è sfuggito all’ex elettorato azzurro, sempre più confuso e disorientato.

Entrando nei dettagli, il Movimento 5 Stelle ottiene con il riparto proporzionale 15 seggi.  La coalizione del nuovo governatore Crocetta porta complessivamente a casa con il proporzionale 30 deputati (oltre ai quattordici del Pd, 11 dell’Udc e i cinque della lista del presidente). Sull’altro fronte il Pdl si ferma al 12,9% e 12 seggi. Quattro vanno al Cantiere popolare di Saverio Romano (5,85%) e quattro alla lista Musumeci presidente (5.6%). Il 9,53% per il Partito dei siciliani significa dieci seggi, mentre la lista Grande Sud Micciché si ferma al 6% e a cinque seggi. Altra sonora bocciatura per i fliniani, ormai sempre più affezionati ai prefissi telefonici.  Vincitore relativo della disfida sicula è stato l’astensionismo: la percentuale dei votanti si è fermata al 47,4 per cento. Abbiamo parlato di vittoria relativa, perché la maggioranza dei siciliani che non è andata a votare, sarà ugualmente governata. 

Come ha ben scritto Michele Serra nella sua rubrica “L’Amaca”, “Se il proposito di chi non vota è tirare una bordata alla politica, depotenziarla, dequalificarla, il risultato è (sempre) l’esatto contrario: nei suoi nuovi confini, più ristretti, la politica può ugualmente sommare i voti che le restano dentro il cerchio magico del cento per cento. Chi è andato a votare, per quanto minoranza, pesa come una totalità. E chi non ha votato, per quanto maggioranza assoluta, pesa meno della più insignificante delle listerelle del nostro comicissimo paese (per fare solo tre nomi Popolo dei Forconi, Piazza Pulita e Sturzo Presidente)”. E con una aggravante, per giunta. Per vincere, proprio per effetto del crescente astensionismo, il Crocetta di turno avrà bisogno di sempre meno voti per governare. Gli ultimi e i penultimi di ieri, saranno i primi di domani. Ma sempre all’interno della cerchia del potere e del sottopotere.  Votare i falsi radicali di destra e di sinistra, per quanto possano ancora avere valore e significato tali categorie ottocentesche, non serve a nulla ma anche sull’astensionismo va fatto un ragionamento serio.  Se la destra terminale, variamente piumata, è in perenne stato vegetativo, la sinistra residuale passa dal progetto Syriza italiana all’operazione siringa Pic Indolor. La puntura non solo non si sente ma è anche sui glutei degli stessi “siringari”. 

Tra le varie letture sulle elezioni siciliane, ci è parsa degna di nota quella di Marco Rizzo che, quando non si perde in logoranti torcicolli storici, è capace di colpire nel segno.  “Da tempo - ha detto Rizzo - siamo convinti assertori che la politica istituzionale conti molto poco, totalmente subordinata com’è al potere delle banche e dei monopoli capitalistici. Lo crediamo ancora di più dopo i risultati elettorali della Sicilia dove ormai una persona su due non va a votare e, tra quelli che lo fanno, prevalgono logiche di puro trasformismo. Vince Crocetta ed il PD gattopardesco, si alimenta la speranza con il movimento 5 Stelle, ma i rapporti di forza tra le classi ed il potere residuo collegato alla politica restano immutati”.  Bocciati senza appello Vendola, Diliberto e Ferrero.

“Dai tempi della scelta del governo Prodi e dell’Arcobaleno - attacca l’ex rifondarolo - il suo potenziale è ulteriormente diminuito. La lista di SEL (che sarà rafforzata nella scelta nazionale di subalternità al PD dopo questi risultati) assieme a FDS e Verdi prende il 3.1%, l’IDV il 3,5%.  Il loro candidato comune prende il 6%. Nessun eletto. Il disastro è evidente, così come evidente sarà la volontà di perseguire negli errori del passato con Ferrero che punterà ad una lista arancione (sic!) e Diliberto umilierà il Pdci porgendo il “cappello in mano” al PD rendendo la FDS un luogo di puro incontro (per ben che vada)”. 

Ci vuole poco a capire che le prossime tornate elettorali regionali (in Molise, Lazio e Lombardia), metteranno in vetrina nuovi Minotauri di coalizione, in vista della grande ammucchiata in preparazione per le nazionali.  Le minacce a colpi di spread ad orologeria di Mister Goldman Sachs, in caso di vittoria di Grillo, come pure il balletto sulla riforma-non riforma elettorale tradiscono un certo nervosismo, ma il centrodestrasinistra a reti unificate ha gli strumenti per parare il colpo, almeno nell’immediato, e potrebbe utilizzare la scoppola isolana per nascondersi nuovamente dietro il telone baronale dei professori, leggasi Monti bis. Una sorta di quarantena per cercare di circoscrivere il focolaio di antipartitismo.  La situazione generale non è certo migliorata, sia chiaro, ma almeno non appare più così cristallizzata. Che fare, allora? Il cuore ci direbbe non voto, astensionismo o annullamento delle schede tout court. Nella testa però saltella un tarlo fastidioso che si chiama voto di “confusione”, “caos elettorale” organizzato. 

“Ma in che modo?”, si domanderà qualcuno. Dando le preferenze agli ululatori, ai senza programma, ai fluttuanti, agli scalcagnati del qualunquismo, ai nuovisti, ai post-ideologici casinisti (non casiniani, si badi bene!). Innescando con la loro elezione in parlamento e nelle assemblee regionali, confusione e corti circuiti tali da portarli alla paralisi, al collasso.  È una strada rischiosa, questo è certo, ma non andrebbe scartata, anche perché un non voto orientato, consapevole e di massa, non è all’orizzonte. E il tempo a disposizione per pianificarlo, non è poi così tanto. Serve un poderoso scatto di coraggio e di arditismo, considerando i pochi strumenti a disposizione e l’evaporazione della militanza e dell’inquadramento rigido. 

 “I prudenti - disse Beppe Niccolai in un suo celebre discorso - sono dei plaudenti. Non ascoltano, applaudono; vivono di suoni. Confondono il rumore in certezze. Si fidano. Si concedono. Al tormento delle idee, al dubbio, al possibile dissenso, oppongono la prudenza dello stare con chi pensa per loro, e li libera da ogni fastidiosa riflessione. Si fanno spettatori e protestano vibratamente con chi non segue, zitto, lo spettacolo. Nasce la subalternità”. 

L’imperativo categorico per l’inquieto toscanaccio era questo: “Battere questo nemico dentro di noi per non più galleggiare nell’indistinto. Il ritenere che sia possibile governare una Comunità senza fare scelte, perché le scelte creano problemi; alla fine questa Comunità si sfibra, resta senza volto, è tutto ed il contrario di tutto. Quando si perde vigore e rigore all’interno, è la creatività politica a soffrirne. Siamo senza progetto, senza disegno. Esangui”. 

Sarebbe da stupidotti fare sogni di gloria immaginando insurrezioni di popolo e prese collettive di coscienza. Perché non provare allora a fare qualche scherzetto ai manovratori?

 

 

 

 

 

Ernesto Ferrante