29.10.2012
Attualità » Giuseppe Parente

Etleboro

Quante definizioni sono state coniate, in questi anni, dal politico di turno, per identificare i giovani, da bamboccioni, a schizzinosi, passando per scansafatiche e debosciati, quasi a voler scaricare sulle loro spalle la responsabilità della mancanza di lavoro e di programmazione.

L'uscita, davvero infelice, del ministro Fornero che ha definito i giovani troppo schizzinosi, si inserisce nel solco tracciato dall'ex ministro Padoa Schioppa che nel 2007 definì i giovani con gli appellativi di mammoni, bamboccioni, attaccati alle famiglie di origine. L'allora ministro invitò le nuove generazioni a tagliare il cordone ombelicale con i propri genitori proponendo un “concreto” aiuto di mille euro l'anno per chi prendeva una casa in affitto. Il suo appello oggi troverebbe terreno fertile nelle regioni meridionali dove si registra un alto numero di over 25 ancorati alle rispettive famiglie, per necessità economiche. Come nel caso di Sara, laureata in Lettere e Filosofia, che sognava di fare l'insegnante come entrambi i suoi genitori, ma dopo continui pellegrinaggi in cerca di sbocchi occupazionali e scampoli di cattedre, con stipendi insufficienti a coprire le spese di trasferta, ha deciso di fare la cameriera in un ristorante. Sara è tutt'altro che una schizzinosa e pur di lavorare, con spirito di sacrificio, si è adattata a far di tutto, anche la cameriera. Salvatore, giovane trentaquattrenne di Portici, è tutto tranne che uno scansafatiche. Infatti dopo la tesi di laurea, con 110 e lode, in agraria, fu invitato a rimanere nell'ambito universitario con una borsa di formazione poi con lavori a contratto ma a causa del taglio dei fondi per la ricerca ed alla non raccomandazione del barone universitario di turno, è stato fatto fuori. “Per qualche anno, racconta, ho lavorato, part time, in una agenzia di scommesse sportive la mattina e la sera in un ristorante pizzeria, ora con i risparmi, frutto di enormi sacrifici ho rilevato un'edicola”. Non si sente uno schizzinoso, anzi si considera come il sopravvissuto di una generazione che ha lasciato la Campania per cercare lavoro e fortuna al nord Italia oppure all'estero. Gabriella, giovane venticinquenne napoletana, è laureata in lingue con il massimo dei voti, eppure serve caffè e bibite ai tavoli di un prestigioso bar del centro storico di Napoli, non è mica choosy da pretendere come primo lavoro quello di insegnare lingue in una scuola statale. Gabriella rappresenta il classico esempio di giovane non debosciato, che ha compreso la difficoltà in questo momento storico di trovare uno sbocco adeguato, per cui si accontenta di quel che c'è. Le storie di Sara, Salvatore e Gabriella, dimostrano una amara realtà: l'Italia è un paese che non crede nelle nuove generazioni. Infatti non investe più nella ricerca, le eccellenze scappano via verso altre destinazioni e la meritocrazia vale meno di niente.

 

 

 

 

Giuseppe Parente