26.10.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Si era calato da mesi nella parte di novello Catone, dispensando a piene mani sermoncelli e stroncature da padre nobile, ma evidentemente non aveva fatto i conti con qualche pendenza “antica”.

Antonio Bassolino, imperatore assoluto della politica campana per quasi un ventennio, viene chiamato di nuovo in causa per quello che la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza definiscono un “ulteriore caso di grave e rilevante spreco di denaro pubblico verificatosi nel settore delle bonifiche ambientali”. La matassa della bonifica del litorale flegreo e dell'agro-aversano che la Regione Campania, allora presieduta da Bassolino, affidò nel 2002 alla Jacorossi imprese spa, si sta dipanando man mano, facendo emergere aspetti a dir poco inquietanti. Il mega appalto da 117 milioni di euro, scrivono i magistrati contabili, fu assegnato “non solo senza gara pubblica ed in assenza della prevista certificazione Soa - necessaria a comprovare la capacità tecnica ed economica dell'impresa per l'esecuzione dell'appalto pubblico - ma anche in spregio dei vari pareri negativi espressi dai competenti uffici ministeriali e dall'Anpa (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente)”. Nel progetto presentato dalla Jacorossi mancavano infatti “numerose informazioni necessarie per un'adeguata valutazione dell'opera da realizzare”, ma si ritenne di assegnarglielo ugualmente, affidandole il delicato incarico di progettare ed eseguire gli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti del litorale domitio flegreo e dell'agro aversano attraverso l'impiego di 380 lavoratori socialmente utili. Un carico di costi dall'impatto notevolissimo, tale da causare un danno all'Erario di oltre 43 milioni di euro (di cui circa 22 milioni di euro per il risarcimento danni riconosciuto alla Jacorossi Spa, 17 milioni circa quali maggiori costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti presso terzi e circa 4 milioni di euro per quanto pagato dall'Inps a titolo di cassa integrazione ai 380 Lsu nei periodi di fermo delle attività di bonifica). Uno spreco oceanico di denaro pubblico che è valso la notifica di un atto di citazione in giudizio a 17 persone, tra cui ex amministratori, compreso Bassolino, un ex ministro, Willer Bordon, un ex sottosegretario, Raffaele Morese, e alcuni professionisti. Dall'operazione denominata Nimby è emerso che il Commissariato di governo e la Regione si erano assunti obblighi che - si legge in una nota - “non potevano ottemperare, sia per i tempi di esecuzione troppo ristretti, sia a causa delle forti opposizioni delle comunità locali all'apertura di nuovi siti (la sindrome Nimby, appunto)”. Ciò ha comportato, scrive la Corte, “conseguenze negative per i profili finanziari, nonché per la correttezza e funzionalità di un servizio così essenziale”. Sono stati sostenuti “costi non preventivati per lo smaltimento dei rifiuti presso impianti di imprese terze e non sono stati utilizzati i lavoratori socialmente utili, i quali, tuttavia, hanno continuato a fruire delle previste retribuzioni”. Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 2007, infatti, per mettere fine ai contenziosi sorti in sede civile tra la Jacorossi Spa, il Commissariato alle bonifiche e la Regione Campania, è stato stipulato un accordo aggiuntivo-transattivo al contratto originario, in base al quale, oltre a dover riconoscere, per le proprie inadempienze, la somma di 21,8 milioni di euro alla Jacorossi, “è stato inspiegabilmente disposto un ulteriore affidamento alla stessa società dei servizi di asporto rifiuti e bonifica”. Soldi puliti dei contribuenti in cambio di accordi opachi. Quando la bonifica è a rovescio....

 

 

 

 

Ernesto Ferrante