23.10.2012
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

Essere donna, nel nostro paese, vuol dire quasi sempre essere anche disoccupata. Che a Palazzo Chigi bivacchino affossatori di aziende pubbliche, barzellettieri o bocconiani, per l'altra metà del cielo cambia poco.

E i mutamenti, quando avvengono, sono anche peggiorativi. Il tasso di inattività rosa nel nostro paese è del 48,5% a fronte di una media Ue del 35,1%; peggio fa soltanto Malta con il 55,9%.

Il dato emerge dall'Osservatorio sull'imprenditoria femminile dell'Ufficio studi di Confartigianato, presentato nello scorso fine settimana alla quattordicesima Convention di Donne Impresa della confederazione. 

La gara nella gara per il primato del disastro, inutile dirlo, è stravinta dal Mezzogiorno dove lavora 1 donna su 4, con la Campania che fa registrare il record più basso con il 20,4%, uguale a quello del Pakistan e di poco superiore a Libano, Yemen e Mauritania. Nell'ordine seguono sempre al Sud Sicilia (22,1%), Puglia (22,7%) e Calabria (23,3%). 

Va molto meglio nella Provincia Autonoma di Bolzano che vanta il tasso di occupazione femminile più alto con il 63%, in Emilia-Romagna (60,9%) e Valle d'Aosta (60,8%). 

A livello provinciale, spicca il dato disastroso di Napoli, dove il tasso di inattività delle donne è del 72%. Seguono Caserta con il 70,7% e Foggia (70,4%). Ravenna, invece, conquista il primato positivo della provincia con la più bassa percentuale di donne inattive: 30,8%.  Bene anche Bologna con il 32,1% e Ferrara con il 33,1%.

A sbarrare le porte del mondo del lavoro alle donne è lo smantellamento dello Stato Sociale in nome dell'aziendalismo, con il conseguente e progressivo azzeramento delle risorse destinate a quei servizi che potrebbero consentire al gentil sesso di poter rivestire anche il ruolo di lavoratrice oltre a quelli di moglie e mamma. 

Secondo l'Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica per la famiglia è stata nel 2011 pari a 20,7 miliardi, pari al 4,6% dei 449,9 miliardi di spesa totale per la protezione sociale. Nel periodo 2007-2011 è stata la componente delle prestazioni di welfare che è cresciuta meno: l'incremento è stato di 1,3 miliardi, pari al + 6,9%, vale a dire la metà rispetto all'aumento della spesa complessiva di settore in Italia. 

Numeri da ultimissimi posti nella classifica comunitaria, il cui impatto è solo in minima parte mitigato dai dati relativi alle imprenditrici e alle lavoratrici autonome nel nostro paese: 1.565.400, pari al 16,4 % delle donne occupate rispetto alla media europea del 10,3%. 

Le frottole elettoralistiche delle quote rosa della politica non arrivano nelle fabbriche, nei negozi e negli uffici. Il lavoro, da noi, quando c'è, porta esclusivamente i pantaloni...

 

 

 

 

Ernesto Ferrante