19.10.2012
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

Il berlusconismo potrebbe perpetuarsi attraverso due antiberlusconiani.

A prima vista sembrerebbe un paradosso, ma più passano i giorni e più Matteo Renzi e Beppe Grillo  scalano posizioni sulla griglia per la successione al Minotauro politico-finanziario che da mesi sta occupando le stanze di Palazzo Chigi.

Proprio come il primo Cavaliere, il comico genovese e il sindaco di Firenze, si stanno affidando ad una comunicazione di impatto, senza fronzoli ideologici o pseudo tali, macinando chilometri su chilometri e personalizzando al massimo le rispettive campagne elettorali con frasi ad effetto e azioni che rubano la scena (la nuotata sicula di Grillo o la retromarcia schiaccia-baffetto di Renzi, tanto per fare qualche esempio). 

Abbandonate le prassi tipiche del partitismo, possono agire da liberi battitori, pescando a piene mani tra i confusi (e sono tantissimi...), i vogliosi di rinnovamento, i giovanissimi, i “nuovisti” modaioli e i cultori del voto di “protesta”.  Un bacino elettorale variegato e fluttuante, numericamente significativo. Quella del non voto, infatti, appare destinata ad essere ancora una volta un'opzione residuale per pochi incazzati. Almeno fino a questo momento, si badi bene. Girando tra la gente, raccogliendone gli umori e le parole, si ha tutta l'impressione che il rito del voto sarà officiato in maniera massiccia, anche per effetto dell'appeal del pirotecnico duo.

Il motivetto ricorrente della riduzione dei costi della politica, del pensionamento senza sconti degli inquilini di lungo corso di Camera e Senato, della pubblicazione di redditi e spese e dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, abbindola sempre più persone e le agili strutture alle spalle dell'uno e dell'altro (un movimento liquido e un partito in liquefazione) bene si prestano alla voglia di protagonismo degli italiani esautorati ed ammutoliti dal Porcellum e dai nominati.

Nel caso di Grillo, potrebbero rendere molto, elettoralmente parlando, anche le disposizioni riguardanti le candidature e gli eletti, in bella mostra sui diari virtuali del Movimento, sui quali si legge: “Ogni iscritto al M5S incensurato, non iscritto ad alcun partito, che non ricopra al momento delle elezioni cariche elettive (ad esempio consigliere comunale o regionale) o non abbia esercitato due mandati, anche se interrotti, potrà candidarsi”. 

E poi ancora: “Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico. Dovrà firmare l'accettazione a queste condizioni nero su bianco, prima delle elezioni. I possibili eletti del M5S formeranno un Non-gruppo-parlamentare in cui ognuno conterà uno. Ci sarà un Non-portavoce, perché gli eletti si alterneranno nel ruolo”.  Bottiglie incendiarie scaraventate contro il palazzotto della politica italiota che hanno messo in difficoltà anche Matteo il camperista, lesto a bollarle come mere promesse elettorali.

Un inaccettabile affronto per il fumantino Beppe che ha risposto da par suo: “Renzi soffre di invidia penis. Vorrebbe essere come il M5S, ma deve accontentarsi di essere del pdmenoelle. Un trauma”. 

Bordate di apertura, prima del gran finale: “Un ebetino inconsapevole, il compagno di banco che ti copia il compito ma non sa spiegarlo alla maestra, un succhiaruote della politica, un sindaco a zonzo, un aspirante dalemino, un vuoto con il buco intorno. Però è giovane e tanto a modino. Se si comporta bene valuterò la sua iscrizione al M5S come attivista”.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante