17.10.2012
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

C'è un clima da ultimo giro di lancette a corso Trieste, nella storica sede della Provincia di Caserta. Chi confidava in tempi all'italiana e pensava di sfangarla ancora per mesi, si è ritrovato tra capo e collo la bastonata dei professori sulle Provincie.

A vestire i panni del messaggero di morte è il campano Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica Amministrazione. Le sue sono parole nette, senza margini di appello: “A fine mese ci sarà un decreto che stabilirà modalità e tempi. Quindi saranno nominati dei commissari e si andrà al voto. Per il riordino, infatti, non è che si potesse attendere la naturale scadenza della consiliatura provinciale. Fatta la riforma, bisogna partire con il nuovo assetto quanto prima”. La banda Monti ha fretta di spazzare via il livello di governo più vicino ai territori per “mettere in sicurezza” l'area che separa le periferie dai Palazzi romani. Con i Comuni messi in ginocchio dalla riduzione dei conferimenti statali, con la conseguente riduzione dei servizi e della capacità operativa e la bufera politico-giudiziaria che si è abbattuta sulle Regioni, il cittadino non sa davvero più a chi rivolgersi.

Centinaia di migranti della partitocrazia si affannano per saltare su qualche scialuppa elettorale sicura, mentre gli avamposti locali di quel che rimane dello Stato vanno in fiamme. “Il riordino dei territori, avverte Patroni Griffi, dovrebbe riguardare tutto. La nostra è una riforma mirata a ciò che in questa fase è possibile realizzare. E' l'inizio di un percorso”. 

Toccherà, dunque, anche alle Regioni passare sotto il giogo dei bocconiani. E' lo stesso ministro a spiegare in che modo: “Credo che si possa ripartire da uno studio della Fondazione Agnelli di circa venti anni fa e che ipotizzava dodici Regioni”. 

Inoltre dovrebbero subire uno sfrondamento vigoroso di poteri, tornando ai compiti per le quali erano state create: attività legislativa e di programmazione.  E i Comuni? La logica del grissino vale anche per loro.

Le funzioni amministrative, spiega il magistrato napoletano, “andrebbero affidate prevalentemente ai Comuni, ma 8.100, di cui i due terzi sotto i 15 mila abitanti, sono troppi. E quindi è chiaro favorirne l'aggregazione”.  Più utenza da “servire” ma con meno soldi e senza un raccordo politico vicino: davvero una prospettiva “allettante” per i sindaci. Si scrive sfascio, si legge Monti...    

P.S. Il piano “della Fondazione Agnelli”... era già stato scritto dalla Fondazione Rockefeller e dall’Economist già nel 1976.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante