13.10.2012
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

Profitti e profittatori mal si conciliano con diritti e lavoratori. In quest'italietta sventrata a livello produttivo e sociale dai gendarmi in conto terzi che ne occupano le stanze dei bottoni, le aziende operanti nel settore agro-alimentare, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, continuano a subire attacchi devastanti.

Regole capestro in spregio ai disciplinari di produzione e tariffe da mercatino coloniale, stanno strozzando gli allevatori, acuendo l'emergenza sociale e lavorativa in zone polveriera come Terra di (ex) Lavoro. La Parmalat, sotto il controllo del colosso francese Lactalis, sta sottopagando il latte agli allevatori italiani, condannando a morte centinaia di aziende agricole.

A lanciare l'allarme è Gianni Lisi, direttore della Coldiretti, commentando la situazione nella provincia di Caserta: “L'intesa singola non garantisce affatto le aziende produttrici; occorre ricorrere ad una sorta di accordo interprofessionale altrimenti Parmalat continuerà a fare la propria politica cioè quella di non avviare alcuna trattativa sul prezzo del latte”. 

Un cappio finanziario dal potenziale distruttivo a livello produttivo, con perdite economiche ed occupazionali devastanti per il made in Italy.

“Il prezzo pagato agli allevatori per il latte alla stalla, spiega Lisi, non copre più neanche i costi di produzione che tra mangimi ed energia sono aumentati di quasi il 40 per cento. L'energia elettrica ha subito aumenti di quasi 10 punti percentuali, i carburanti si attestano su un drammatico + 12, mentre i costi dei mangimi in alcuni casi, come per le farine, sono arrivati ad aumenti di quasi 30 punti percentuali”.

Il suo ragionamento non fa una piega: “Non è possibile che il prezzo del latte sia più basso di quello dello scorso anno e che i costi non sono più contenibili poiché in continua ascesa. E' una vicenda che rischia di diventare esplosiva in un territorio che ha in queste produzioni un carattere economico e distintivo di notevole interesse”.

Il calo della redditività dei produttori casertani, con perdite rilevanti sul piano delle entrate e un'effettiva e crescente difficoltà a coprire i costi di produzione, è certo, ma si continua colpevolmente a trascurare la cosa. L'attenzione per i numeri dei bocconiani di governo è a geometria variabile e a categoria facoltativa. Se si trattasse di banche e finanziarie, si catapulterebbero a prendere le contromisure, ma qui si tratta di zootecnia e imprese agricole: troppo terra terra per affannarsi.

“E' assurdo poter pensare, conclude il direttore della Coldiretti, che i risvolti negativi e drammatici della crisi vengano fatti pagare sempre e solo dalle aziende agricole che in questo momento rappresentano la parte debole della filiera. La crisi del settore e l'eventuale atteggiamento chiuso e negativo di Parmalat rischiano di annullare tutti gli sforzi e gli investimenti fatti dalle imprese per fornire un prodotto di alta qualità che rappresenta il punto di forza della nostra zootecnia; noi, quindi, come forza sociale di questo territorio e di tutto il paese, concerteremo per arrivare ad un prezzo e, se non ci saranno sbocchi positivi, valuteremo inevitabili e serie iniziative di protesta”.

Se dai diamanti non nasce niente, dal finanziarismo, di governo e di impresa, non nascono certo i fiori...

 

 

 

 

Ernesto Ferrante