12.10.2012
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Sta facendo rischiare il travaso di bile al sinistrume da salotto che continua a sbeffeggiarla e denigrarla, ma lei se ne frega e va avanti, spiegando con la chiarezza che le appartiene, i disastrosi effetti di quell’infernale organizzazione finanziaria intergovernativa che è l’ESM (European Stability Mechanism).

Tromboni sfiatati e blogger spocchiosi con pretese da vati, proprio non riescono a mandar giù l’ostinazione di Lidia Undiemi che, dopo aver ricoperto gratuitamente e con grandi sforzi per circa due anni gli incarichi di responsabile nazionale di una sezione del dipartimento Lavoro e responsabile regionale del dipartimento Lavoro Sicilia dell’Italia dei Valori, ha sbattuto la porta e se ne è andata, denunciando a chiare lettere l’ambiguità dell’abbaiatore alla luna molisano sul cosiddetto “fondo salva-stati”, costituito attraverso un accordo tra i 17 Paesi membri della zona euro, che con il suo carico venefico di immunità, esenzioni, condoni ed altri privilegi, si propone di concedere finanziamenti agli Stati in difficoltà in cambio della possibilità di poter imporre “rigorose condizionalità” a spese del popolo. 

La sua disponibilità iniziale dovrebbe essere di 700 miliardi di euro (di cui 500 prestabili). Gli Stati membri dell’organizzazione, dovranno versare una quota di partecipazione in cinque rate annuali, proporzionata a quella posseduta presso la Bce, che per l’Italia ammonterebbe a circa 125 miliardi di euro.  Il fondo, inoltre, come ha ben chiarito la Undiemi in una sua recentissima intervista a tgcom24, avrebbe la possibilità di comprare titoli di Stato sul mercato primario e su quello secondario, quindi farebbe parte dell’insieme delle soluzioni del piano anti spread fortemente voluto da Draghi.

L’Esm avrà una gestione politico-tecnica affidata ad una governance a due livelli: un consiglio dei Governatori, probabilmente formato dai ministri delle finanze dell’area euro, “responsabile delle finanze” ed un consiglio di amministrazione con funzioni più operative. Se un Paese non ha i soldi per pagare la sua quota, oltre che perdere il diritto di voto verrà sanzionato finanziariamente. Anche il Paese in difficoltà, che ha richiesto il prestito in veste di debitore, se non restituirà la somma pagando una soglia d’interesse, non precisata dal Trattato, dovrà sottoporsi a delle chemioterapie finanziarie stile Grecia. Ci si indebiterà per dare soldi ad un prestatore verso il quale si sarà debitori per sempre.

E per un Paese come l’Italia, che ha già un debito di circa 1.966 miliardi di euro, gli effetti saranno disastrosi. Il rischio del fondo salva stati Esm, denuncia ancora una volta la studiosa di economia e diritto, è che “il potere politico degli Stati membri si concentri di fatto nelle mani di un’organizzazione finanziaria che sarà comunque formata da soggetti non direttamente eletti dal popolo e che avrà ampi margini di autonomia anche rispetto alle stesse istituzioni europee”.

In parole povere, un’organizzazione privata gestirà uno Stato senza più la necessità di consultare il popolo, proprietario di tale bene, o chi per lui ne fa le veci, ossia il governo e il parlamento. Tu chiamala, se vuoi, democrazia sospesa...

 

 

 

Ernesto Ferrante