01.10.2012
Tribuna » Pasquale Costagliola

Etleboro

Scenari stereotipati si rincorrono in ambito europeo. In Grecia come in Spagna e in Italia si impongono governi emergenziali, meri snodi di trasmissione dell’oligarchia tecnocratica che regge le redini del governo della UE.

Molte volte il quadro è simile con interventi del vertice istituzionale per dare incarico allo specialista di turno della Goldman and Sachs. La Commissione Europea è un istituzione autocratica che deriva il suo potere da una serie di trattati stratificati, calati dall’alto ed incomprensibili ai cittadini dell’unione. Questo organismo nato da un ibrido esperimento di ingegneria politica costituzionale (sic), anomalia giuridica, non deve dare conto a nessun corpo elettorale o base di consenso popolare. Rappresenta la turris eburnea del gotha economico, sciolto da ogni responsabilità come recitano gli articoli 32 bis e 35 del Trattato Esm. Un’immunità giuridica che garantisce i governatori (sic) mentre le decisioni del Comitato di salvezza sono immediatamente vigenti senza ratifica dei parlamenti nazionali. I dirigenti di questo farraginoso sistema sono tenuti poi al silenzio assoluto sulle attività istituzionali. Nell’Eurozona è stato attuato un vero e proprio esproprio di sovranità e di democrazia, come dice Hans Magnus Enzensberger, che non ha precedenti. Si tratta della dittatura di un ceto tecnocratico e finanziario radicatosi all’ombra delle istituzioni UE che ha le sue diramazioni negli organismi e gruppi finanziari internazionali con sedi nella city di New York. L’assurgere di questa élite di burocrati e dell’establishment oligarchico va di pari passo con la distruzione dell’istituto storico giuridico nonché politico dello Stato. Tutto questo, inoltre, non sembra affatto preludere ad un futuro di pace e prosperità. La forzata omologazione dei popoli passa per la politica di pauperizzazione dei ceti medio piccoli, la parallela disintegrazione dei tessuti produttivi e la trasformazione in chiave finanziaria dell’economia. In campo sociale si sta affermando una sorta di neomalthusianesimo veteroprotestante con regimi restrittivi d’impronta monetarista. Un credo da darwinismo sociale estraneo al continente intero ma soprattutto alla parte latina dell’Europa che si impone con l’aiuto della “mediocrazia”, capace di involvere le opinioni pubbliche con parole d’ordine demenziali ma ripetute come mantra all’infinito. Sul piano internazionale questo sistema si propone in collusione/integrazione con altri organismi mondialisti in una riedizione mai sopita della politica di ingerenza pseudoumanitaria dal taglio coloniale che peraltro sta producendo il caos generale nel terzo mondo. Gli inconfessabili interessi della casta economica globale si ammantano del paludamento politicamente corretto. Lo stesso che ha portato alle guerre di “liberazione” in Kosovo, Libia, in Siria e forse Iran. Uno scenario di oppressione che sta montando a colpi di manganelli e pignoramenti ma che si vela dietro immagini di realpolitik, di necessità ineludibili e sorti magnifiche, il cui sol dell’avvenire è sormontato dal logo dell’euro.

 

 

 

 

Pasquale Costagliola