01.10.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Il processo di smantellamento della previdenza pubblica e lo scippo del TFR per finanziare i fondi previdenziali privati, che nel pubblico impiego hanno i nomi di Espero, Perseo, Sirio, mitologici come i vantaggi che dovrebbero portare ai lavoratori, può essere fermato.

Quanto accaduto nelle settimane scorse alla Presidenza del Consiglio, dove l’Unione Sindacale di Base è riuscita ad impedire che si raggiungesse l’accordo per l’adesione dei lavoratori del settore a Sirio, il fondo pensione costituito nel 2011 con atto sottoscritto da ARAN e CGIL-CISL-UIL-UGL, può far inceppare gli ingranaggi del Cavallo di Troia caro ai sindacati padronali. I fondi pensione, e i fatti lo hanno ampiamente dimostrato, costituiscono uno strumento finanziario che crea scompensi sociali ed intercetta le risorse dagli investimenti reali senza favorire la nuova occupazione, ma soltanto movimenti di capitali virtuali nei mercati finanziari. La loro diffusione ingrassa unicamente la speculazione, molto cara ai liberisti di governo e di piazza. E i “professori” lo sanno bene. Tanto è vero che in un recente incontro sindacale a Palazzo Chigi, Elsa Fornero ha dichiarato che vorrebbe essere il ministro che fa decollare la previdenza complementare nel pubblico impiego. Dopo le riforme delle pensioni e del lavoro, la permalosissima “ministra” delle spianate mercatiste, vorrebbe mettersi al collo anche questa terza medaglia. Nel 2007 la campagna d’informazione e di mobilitazione attuata dalla RdB e dal sindacalismo di base, ma anche da comitati di cittadini e realtà movimentiste non allineate, salvò il TFR di moltissimi lavoratori del privato dalla speculazione finanziaria e dai rischi collegati ai fondi pensione. Poi, in tanti hanno abbassato la guardia, abbandonando la lotta. Non l’USB che dal 18 maggio di quest’anno ha promosso una raccolta di firme a livello nazionale per bloccare la previdenza complementare nel pubblico impiego. Gli interessi dei confederali sono palesi, lo dimostra l’accanimento con cui cercano di non mollare l’osso. “Siamo con molta probabilità alla vigilia di un’aggressiva e generalizzata campagna pubblicitaria per imporre la previdenza complementare nel pubblico impiego”, avvertono i sindacalisti di base. I primi segnali in alcune amministrazioni regionali vanno in questa direzione e le stesse amministrazioni pubbliche spingono perché l’operazione abbia successo. L’appello alla mobilitazione dell’Unione Sindacale di Base è vibrante: “Impediamo lo scippo del TFR dei lavoratori pubblici. Raccogliamo le firme contro la previdenza complementare in tutti i posti di lavoro, lottando tutti insieme per restituire dignità alla previdenza pubblica e giusto valore alle pensioni”.

 

 

 

Ernesto Ferrante