03.10.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Stanno letteralmente spianando l'Irpinia ma pochi, pochissimi ne parlano. Aziende storiche, tribunale, ospedale: i rulli della crisi e dei professori della miseria non stanno risparmiando nulla, condannando all'agonia un territorio strategico non solo per l'economia campana.

Chi pensava, anche a giusta ragione, che per questa terra non ci potesse essere niente di più terribile del sisma dell'ottanta, non aveva fatto i conti con l'antisocialità della banda montiana e dell'imprenditoria finanziarista italiota. Il Sit-in di ieri davanti al Quirinale degli operai dell'Irisbus di Valle Ufita, l'unico stabilimento italiano che produceva autobus, chiuso quattordici mesi fa dalla Fiat, è la tetra cartolina di una tortura lunga un anno e più, fatta di illusioni, prese in giro e carta straccia. Una delegazione delle maestranze si è incatentata davanti al palazzo che ospita il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Con loro anche il primo cittadino di San Sossio Baronia, Francesco Garofalo, il vicesindaco di Flumeri, Giuseppe Meninno, e un assessore comunale di Castel Baronia, Michele Capobianco. Tre operai si sono cosparsi di benzina minacciando di darsi fuoco. Massiccia la presenza di forze dell'ordine che hanno sequestrato le taniche di benzina. Ai manifestanti, rispettando il consueto copione degli ultimi tempi, è stato fatto omaggio di un incontro di “riserva” (con il Prefetto di Roma) perchè Napolitano era fuori sede e di una dura carica della polizia. Una delle tute blu sarebbe stata colpita in pieno volto da un pugno. Una parte degli operai, tredici in tutto, è stata portata via a bordo di un mezzo delle forze dell'ordine diretto in Questura, dove si è recato anche il segretario dell'Ugl, Giovanni Centrella, presente sul posto. “Non è con la forza che si possono risolvere i problemi né calmare gli animi di operai disperati per il loro presente e per il futuro”, ha dichiarato Centrella. “Le istituzioni, ha concluso l'ugiellino, devono poter trovare altre risposte di fronte ad un simile disagio soprattutto se, e speriamo ovviamente che non sarà così, si ripresenteranno casi identici a quello dell'unica fabbrica che in Italia produceva autobus”. Si attendono sviluppi positivi dal tavolo convocato per il prossimo 9 ottobre a Roma, al Ministero per lo Sviluppo Economico, a cui parteciperà anche la Regione Campania, ma l'andazzo di questi mesi mal si concilia con l'ottimismo. Nei mesi scorsi, gli operai dello storico stabilimento avellinese, complessivamente 680, avevano più volte scritto al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per sollecitare un suo intervento presso il governo e la stessa Fiat. La risposta, è sotto gli occhi di tutti. L'Italia: il paese dei Professori e dei manganelli.

 

 

 

Ernesto Ferrante