12.08.2012
Tribuna » Licinio Cagliostro

Etleboro

Dove non hanno potuto il buon senso e la prova dei fatti, sta riuscendo la crisi. Le teorie internazionaliste già per anni egemoni nei media e nei salotti radical-chic accusano profondi colpi alla loro credibilità.

Gli sgretolatori parolai di confini e campanili, si riscoprono nudi e soli davanti all'impietoso specchio della realtà, mentre i loro discepoli, ai quali erano stati additati mondi lontanissimi a cui congiungersi una volta abbattuti gli steccati nazionali, fanno addirittura fatica ad andare oltre il microcosmo cittadino, tra una spesa al discount e l'ultima richiesta di prestito in una delle tante finanziarie sotto casa, travestite da sirene appollaiate sugli scogli dell’usura. Il tracollo economico globale sta intaccando equilibri psicologici ancor prima che politici. Fin qui la mosca cocchiera dell’internazionalizzazione a tutti i costi si era accompagnata alla denigrazione costante del concetto di comunità nazionale. Alla prova dei fatti, però, si è rivelato drammaticamente deleterio l’aver ceduto la guida delle nazioni a un governo tecnocratico di stampo “sovranazionale”, con sede ed elefantiaca burocrazia nella Bruxelles della cosiddetta Ue. Quella Ue che si è mostrata al massimo una conveniente unione doganale, incapace comunque di sopperire alle identità nazionali custodite nello scrigno del vecchio continente. Piaccia o non piaccia ai superatori e agli eiaculatori precoci di nuove frontiere. Il tentativo di sostituire i vituperati quanto collaudati Stati tradizionali - da rinnovare, sia chiaro, ma non certo da cancellare come un qualsiasi sgorbio su una lavagna - si è arenato in una terribile realtà dei fatti, sfociando in un pasticcio da kebabberia da stazione. Una classe dirigente senza valori e senza valore ha svenduto le nostre basi di civiltà e progresso optando per la terra di nessuno dell’euro, dissanguata da famelici vaishya finanziarizzati. Da anni si stigmatizzano i mali del nazionalismo; oggi è il caso di sottolineare, senza troppi giri di parole e tabù indotti, i disastri di questo internazionalismo di matrice tecnocratica che sta affamando milioni di uomini.

 

 

 

Licinio Cagliostro