10.08.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

A Napoli va di moda il triangolo, telefonicamente parlando. C’è chi parla, chi ascolta e chi origlia. E non ci riferiamo alla mamma iperprotettiva, al fratello geloso o al coniuge sospettoso.

L’attento spione ha una divisa addosso e un’autorizzazione nel taschino. Con 21.427 utenze controllate, quello partenopeo è il distretto più intercettato d’Italia. Seguono ma con un marcato distacco, Milano (15.467), Roma (11.396), Reggio Calabria (9.358) e Palermo (8.979). E’ quanto emerge da uno studio dell’Eurispes elaborato su dati del Ministero della Giustizia - Direzione generale di Statistica. Comparando le variazioni percentuali registrate nel triennio 2008-2010, i distretti nei quali si evidenziano gli incrementi più significativi, sono Napoli, Firenze, Bari, Venezia, Genova, Reggio Calabria. Regina delle “spiate” è Napoli, dove nel triennio preso in esame, i bersagli intercettati sono aumentati del 21,7%. 

Una diminuzione si è verificata, invece, nei distretti di Milano (-20,6%, pari a 4mila bersagli in meno), Trento, Trieste, Palermo, Bologna, Perugia, Torino, Ancona, Messina, e, sia pure con lievi flessioni, Catania, L’Aquila, Potenza, Cagliari e Catanzaro. Entrando nei dettagli delle intercettazioni, sottolinea l’Eurispes, quelle telefoniche rappresentano il 90% del totale, quelle ambientali l’8,4%, mentre quelle informatiche e telematiche “appena” l’1,6%.  Ogni anno in Italia si eseguono circa 181 milioni di intercettazioni e il fenomeno, se si osserva il numero delle utenze “attenzionate”, è cresciuto, rispetto al 2006, del 22,6%. Tra il 2008 e il 2010 la spesa per le intercettazioni è lievitata del 6,8%, passando da 266 milioni 165.056 euro a 284 milioni 449.782. Per le intercettazioni nel 2010 si sono spesi in totale 284.449.782 euro, in calo rispetto all’anno precedente (306.071.096 euro). 

La classifica dei distretti in cui si spende di più per le intercettazioni, è guidata da Milano, dove nel 2010 gli uffici giudiziari hanno liquidato 39.670.400 di euro per questa tipologia di spese. Seguono Palermo (34.746.180), Reggio Calabria (31.288.886), Napoli (25.122.030) e Catania (17.942.562). Più contenuto è stato l’esborso a Campobasso (374.359 di euro), Potenza (1.085.988 di euro) e Salerno (1.527.466 di euro). 

“La lettura dei dati, sottolinea l’Eurispes, evidenzia come le intercettazioni non si concentrino solamente nelle province del Mezzogiorno, tradizionalmente associate alla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso, ma vengano disposte in misura massiccia anche in molti grandi centri dell’Italia settentrionale. Questo quadro suggerisce la necessità di uscire definitivamente da una visione ormai inattuale del Paese che confina le attività criminali mafiose soprattutto nel Sud e in Sicilia e conferma la penetrazione sempre più capillare delle mafie al Nord, dove sono presenti maggiori capitali e dove è possibile aggredire il sistema imprenditoriale”. 

Mafie ma non solo, però.  L’utilizzo di tale invasivo strumento, come dimostrano decine di storie sfuggite alle cronache più celebri, è spesso allegro, per non dire scriteriato. Il confine tra indagini e intrusioni, prevenzione e prevaricazione, può essere molto sottile.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante