06.08.2012
Emergenza rifiuti » Ernesto Ferrante

Etleboro

Sono giorni di fuoco in Campania, non solo per il caldo africano che arroventa i corpi e fa schizzare i termometri. I criminali al soldo degli imprenditori della monnezza e gli apostoli dell'idiozia, continuano ad appiccare incendi, avvelenando senza scrupoli terre e polmoni.

Se non fosse per associazioni e comitati, neanche se ne parlerebbe, dato che la politica politicante e il ceto medio semicolto, mostrano attenzione unicamente per l'organizzazione delle proprie vacanze e i pruriti balneari dei vip. Nella mappa dei veleni, spicca ancora una volta la vasta area compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, il tristemente famoso triangolo della morte. A denunciare, anche questa volta, sono i ragazzi di “Rifiutarsi” che, con coraggio ed enormi sforzi, stanno monitorando attentamente la situazione. Siamo in via Sarnella a Nola, un'altra terra di nessuno. All'inizio della strada che collega Nola con la strada nazionale 7bis, ci si trova di fronte il solito indecoroso e velenosissimo spettacolo. All'imbocco della prima stradina sulla sinistra, c'è una vera e propria mini discarica illegale creata ad arte. Per il tipo di rifiuti ritrovati, è ipotizzabile pensare che siano stati abbandonati da una società edile attualmente a lavoro su una ristrutturazione. Quintali di mattoni di tufo, ceramiche e barattoli di solventi sono il panorama da ammirare, magari seduti “comodamente” su un intero salotto di casa, anch'esso abbandonato, tra quelle fumarole che tante sofferenze provocheranno a centinaia di famiglie. Il gioco criminale è semplice, nella sua brutalità: i mandanti (imprenditori e ditte che operano nel settore dello smaltimento) fanno sversare i rifiuti nelle campagne o nelle strade più isolate da “padroncini” senza paura e con pochissimi scrupoli. Poi arrivano i piromani, quasi sempre rom, e danno alle fiamme i cumuli. Purtroppo, c'è stato anche un salto di qualità della premiata ditta dell'ecocrimine. Chi appicca l'incendio, si preoccupa anche del completamento dell'opera, come un moderno guardiano degli inferi. Quanto si legge sul portale “Rifiutarsi.it”, lo conferma ancora una volta: “Diverse persone del quartiere ci hanno segnalato che martedì 31 luglio verso le 9 di sera qui è stato dato tutto alle fiamme. I vigili del fuoco sono arrivati e hanno spento il rogo ma già alle 22:30 il rogo era stato riappiccato”. Il fumo che in un primo momento era di colore grigio è diventato nero pece. Nascosto e protetto dal fogliame, qualcuno ha incendiato secchi di vernice e di solventi, rifiuti ingombranti, pneumatici, catrame e altri rifiuti ormai non identificabili. Adesso, a distanza di giorni dal rogo, come racconta chi è stato sul posto, si è formata una fumarola tossica che esala senza sosta un fumo grigio che punge in gola. In pratica, quello che prima era un rogo tossico si è trasformato in una fumarola tossica. Diversi elementi chimici sono entrati in contatto tra di loro e non smettono di bruciare rilasciando nell'aria una grande quantità di sostanze tossiche. “Nonostante il fuoco sia stato domato in tempi rapidi, denuncia Gianluca Napolitano, capogruppo consiliare di Città Viva, da giorni ci sono ancora tracce di fumo sul posto. Avvicinandosi al luogo dell'incendio si avverte un odore nauseabondo presente 24 ore su 24 che colpisce alla gola: è necessario intervenire immediatamente per rimuovere i resti e mettere in sicurezza l'area”. La cosa più inquietante, è che tutto avvenga a 20 metri dalle prime attività commerciali e dalle case abitate di Nola. Gli abitanti della zona hanno chiesto l'intervento dei vigili del fuoco, dei vigili urbani, della polizia, dei carabinieri, della polizia provinciale, dell'Asl e dell'ARPAC ma ad oggi, come segnalato anche dagli attivisti di “Città viva”, non c'è stato ancora nessun intervento né da parte del dirigente ambiente Felice Maggio e né del sindaco Geremia Biancardi. Sui siti e sulle pagine facebook dei sodalizi (www.facebook.com/rifiutarsi e www.rifiutarsi.it e www.facebook.com/nolaviva; http://nolaviva.wordpress.com/), continuano ad arrivare segnalazioni, ma chi dovrebbe intervenire, dorme. Ai distratti, ci permettiamo di ricordare i risultati di uno studio di qualche mese fa pubblicato sulla rivista Gene da esperti della Università Federico II di Napoli e della II Università di Napoli e coordinato da Bruna De Felicea, Carmine Nappi e Maurizio Guida che dimostra come nel triangolo della morte si invecchi prima a causa dei danni al Dna causati dall'esposizione agli inquinanti pericolosi. Gli esperti hanno scoperto che le donne residenti nelle zone avvelenate, hanno le estremità dei cromosomi (telomeri) più corte. La lunghezza dei telomeri è un parametro ormai consolidato per misurare l'età biologica di una persona. Avere telomeri corti equivale ad essere più vecchio: chi presenta questa condizione invecchia prima, si ammala di più di cancro e presenta con più frequenza difetti congeniti. Il dato è ancora più preoccupante per il gentil sesso. Infatti più l'età biologica di una donna è avanzata, più alto è il rischio che dia alla luce un bimbo con difetti congeniti.

 

 

 

Ernesto Ferrante