30.07.2012
Recensioni » Romano Guatta Caldini

Etleboro

Vinicio Capossela torna a cantare le passioni, le gioie ed i dolori dei bassifondi. I tempi in cui il cantautore narrava le gesta di Bardamu, l'eroe di Louis-Ferdinand Céline, sono un ricordo lontano.

La nave sgangherata di Marinai, profeti e balene – dopo aver attraversato le tormente dei marosi – è ormai attraccata in porto, più precisamente, in quello di Patrasso. Non c'è sbarco che si rispetti senza una puntata a qualche bar del porto. Ed è in queste taverne, dove i reietti danzano al ritmo della loro malinconia che nasce il rebetiko, la musica popolare dei suburbi ellenici. Niente spread, niente recessione, nessun riferimento ai tentacoli dell'usura, all'interno dell'album; la musica di Rebetiko Gymnastas, l'ultima fatica di Capossela, viene dal cuore del popolo greco, quel popolo che non conosce i gangli della finanza internazionale, ma che vive sulla propria pelle, quotidianamente, il peso della miseria, della povertà.

Comparso - quasi in sordina - lo scorso giugno sugli scaffali dei negozi discografici, Rebetiko Gymnastas è la prova che la musica d'autore - nonostante tutto - ha ancora una sua missione sociale. Capossela si è immerso nella moltitudine greca e ne è uscito trasfigurato, o meglio, ellenizzato.

“Dopo il mare - scrive il cantautore -  viene il porto. I porti sono per le musiche quello che è il polline per i fiori. Questo è un disco di musiche di porto che praticano esercizi, indiscipline individuali. Cavalli che provano a essere giraffe. E’ un disco suonato in greco, per debito nei confronti della Grecia, che ha donato al mondo oltre alla civiltà anche una delle più straordinarie musiche urbane del mondo: il rebetiko. Lo pubblichiamo nell’anno dell’olimpiade per fare esercizio di ribellione e di identità, per tenere in esercizio il mangas che è in noi. Per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita”. 

Dodici canzoni compongono l'album: quattro inediti, una ghost-track e otto brani reinterpretati. Rebetiko Mou , Gymnastika, Misirlou e  Cancion De Las Simples Cosa sono gli inediti frutto di quell'immersione, di quella ginnastica rebetika a cui il cantautore di Hannover si è sottoposto, negli studi di registrazione Sierra, ad Atene. Gli stessi studi dove – narra la leggenda – i Pink Floyd registrarono Dark Side of the Moon. Ad accompagnare le ballate dell'album c'è l'inconfondibile suono del bouzouki, lo strumento musicale greco per eccellenza. Della stessa nazionalità del  bouzouki sono i musicisti, gli artigiani che hanno smussato le cadenze sonore di  Rebetiko Gymnastas: Ntinos Chatziiordanou (fisarmonica), Vassilis Massalas (baglamas), Socratis Ganiaris (percussioni) e Manolis Pappos, senza dimenticare la cantante Kaiti Ntali. A questi bisogna aggiungere Marc Ribot,  Ricardo Pereira e l'ex leader della PFM, il bresciano Mauro Pagani, maestro del  bouzouki.  Italiani e greci: stessa faccia, stessa razza. E' la frase che come un mantra ha sempre accompagnato le vacanze degli italiani in terra  ellenica. Ed infatti il rebetiko, come la nostrana taranta, è una manifestazione musicale collettiva, danze e canti che evocano, esorcizzandole, paure e malinconie.

Scrive Vinicio: “il rebetiko è una delle musiche dell'assenza come lo sono la morna e il tango. Una musica dell'estasi, che spinge a uscire da sé per arrivare alla ribellione, ma che va sempre fruita insieme agli altri, mangiando e bevendo”. 

Ribellione ed abbandono, estraniazione dal mondo e rivolta contro il destino che poi, inevitabilmente, cozzano con quello spirito fatalista che da sempre contraddistingue le popolazione latine, forse a causa di millenarie dominazioni straniere. Tutto è accettato con spirito di rinuncia e anche quando si tenta di combattere contro il fato, lo si fa con la convinzione di  aver già perso in partenza.  Per questo, in un certo modo, il cosiddetto “cu tu fa fari?”, caro ai siciliani, potrebbe benissimo essere messo sulla bocca ad un qualsiasi cittadino greco, magari seduto in una taverna, davanti ad una bottiglia di kourtakis.

Mentre si abbandona alla malinconia del rebetiko.

 

 

 

 

Romano Guatta Caldini



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