27.07.2012
Campania » Antonio Casolaro

Etleboro

Sul fronte roghi sembrerebbe muoversi qualcosa e le istituzioni, se pur con le riserve del caso, pare si siano accorte della situazione ormai terminale in cui versano l’ambiente e la salute pubblica tra le province di Napoli e Caserta.

Il ministro “tenico” dell’ambiente Clini ha incontrato il comandante del Noe, generale Vincenzo Paticchio per concertare una strategia anti camorra ed intervenire per arginare il fenomeno dei roghi di rifiuti speciali che imperversano tutti i giorni nell’area a nord di Napoli. Dalla Resit di Giugliano al Cantariello di Casoria, alle zone di Maddaloni e Aversa fino al Nolano ogni notte decine di roghi di rifiuti rilasciano nell’aria dense coltri di fumo nero cariche di veleni che finiscono inevitabilmente nelle falde acquifere e nel ciclo alimentare. L’ Arpac ha individuato migliaia di siti da bonificare di cui alcuni con assoluta urgenza per evitare quella che sta già assumendo i numeri di una catastrofe ecologica, tanto è vero che in alcuni comuni si registra una percentuale di morti per patologie neoplastiche fino a 10 volte la media nazionale. Da anni ormai ambientalisti e comitati stanno denunciando la situazione di assenza delle istituzioni se non addirittura di connivenza con le mafie tra questi “www.laterradeifuochi.it” e il “Coordinamento Comitati Fuochi” e a sentire le dichiarazioni del ministro e dell’assessore all’ambiente della Regione Campania Giovanni Romano non devono avere tutti i torti. Il ministro dall’alto della sua esperienza di tecnico (senza investitura popolare ma a quanto pare anche senza competenze) ha dichiarato che l’unica strada per battere le ecomafie è la raccolta differenziata, come se a bruciare nelle campagne napoletane e casertane siano bucce di melone e lische di pesce e non rifiuti speciali di ogni tipo. A suffragare la tesi del delirio collettivo delle istituzioni c’è quanto dichiarato da Romano: “Se avessimo già avuto gli impianti di smaltimento, discariche o termovalorizzatori, probabilmente una buona parte dei rifiuti che vengono gettati e bruciati l’avremmo smaltita con tutte le norme di sicurezza. Mi permetto di dire a tutti quelli che ancora si ostinano a dire sempre "no", che ogni qual volta si impedisce la realizzazione di un impianto, in maniera del tutto involontaria si finisce per dare una mano a chi in questa situazione di caos ci sguazza”. Non ci vuole una mente superiore per unire i puntini e capire che lo stato, con ogni probabilità, ha tollerato per decenni questa situazione di illegalità totale, in cui il ciclo di smaltimento è stato affidato alla camorra, per poi offrire la soluzione più gradita ai potentati economici e quasi obbligata ai cittadini. Nuovi impianti di termovalorizzazione e nuove discariche per scongiurare i roghi quindi, pronti ad ingoiare i rifiuti di tutta Italia con costi che graverebbero poi non sui privati ma sui contribuenti; questa sarebbe la nuova ricetta. C’è proprio da stare tranquilli insomma e poco conta se si parla di nuove strategie contro le ecomafie, partecipazione della cittadinanza e vigilanza del territorio se poi il fine ultimo è quello di istituzionalizzare la combustione del rifiuto industriale in Campania. Campania terra tumoris, è proprio il caso di dirlo.

 

 

 

 

Antonio Casolaro