18.07.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

La premiata macelleria Mario Monti continua a tagliare pezzi di stato e servizi. Al grido di “rigore e sobrietà”, impugnando il coltello forgiato nelle segrete stanze della BCE, i macellai accademici, dopo la scuola e gli enti, stanno sfasciando anche la già malandata sanità di casa nostra.

Poco importa che l'Italia sia uno dei Paesi con la spesa sanitaria complessiva e procapite sotto la media europea e ben al di sotto di quella di Gran Bretagna, Francia e Germania: l'importante è affondare il coltello. Dal 2000 ad oggi sono già stati tagliati 45mila posti letto? E' tutta salute, bisogna procedere, hanno pensato i professori. E per non essere da meno, entro il 2013, ne taglieranno altri 20mila. Lettini e barelle nei corridoi degli ospedali brulicheranno di persone in attesa di cura e si moltiplicheranno le carovane della speranza in quelle aree che perderanno importanti presidi, soprattutto al sud. Pronto Soccorso affollati e liste d'attesa interminabili per una semplice visita ambulatoriale, sono ormai la regola in un paese in cui il diritto alla salute sta diventando sempre più un privilegio per pochi. Le risorse per il settore diminuiranno di 7,9 miliardi di euro in tre anni, perché si sommeranno gli effetti della spending review a quelli della manovra estiva 2011. Nello specifico, come ha ammesso lo stesso ministro della Salute, Renato Balduzzi, nel 2013 ci saranno 4,3 miliardi in meno, nel 2014 2,7 in meno e 900 milioni quest'anno. Una realtà disastrosa che si cerca di occultare con ipocrite e stucchevoli formule lessicali quali “razionalizzazione ospedaliera”, “ottimizzazione delle risorse” e “patto per la salute”. Mai una sola volta però, fa notare l'Unione Sindacale di Base, “sono stati colpiti gli sprechi che si annidano nel sistema degli appalti, delle esternalizzazioni ai privati, delle consulenze, e degli stipendi d'oro dei dirigenti”. La salute viene trattata come una merce qualsiasi e, attraverso la sanità, che vale l'80% dei bilanci regionali, la politica continua a garantirsi le “clientele”: ormai si conta un dirigente ogni quattro dipendenti. Uno sproposito costosissimo, ma anche un alibi per i tagliuzzatori folli. Con la spending review, avvertono i sindacalisti di base, la musica non cambia, perché la revisione degli appalti serve a spazzare via le piccole imprese fornitrici dalla competizione e concentrare così i profitti nelle mani di poche multinazionali, mentre sui fantomatici costi standard, pesa l'altissimo costo della corruzione che in Italia ammonta a circa 60 miliardi di euro, ai quali la sanità contribuisce da sempre con un prezzo altissimo. A pagare l'ennesimo, salatissimo conto, saranno tutti quei cittadini che non potendosi permettere le cure si aggiungeranno a quei 9 milioni di italiani che vi hanno già dovuto rinunciare dall'inizio della crisi. I lavoratori della sanità, invece, andranno ad “arricchire” la lista degli “esuberi da licenziare”. Via, dunque, precari ed esternalizzati che si nascondono sotto la voce di “beni e servizi”, cresciuti a dismisura grazie alle politiche di blocco delle assunzioni pubbliche, fino ai cosiddetti lavoratori a tempo indeterminato. La tanto decantata spending review, oltre a non razionalizzare un bel niente, polverizzerà quel che resta del servizio pubblico, a tutto vantaggio di quello privato, e produrrà più disoccupati e meno infermieri, medici e operatori sanitari.

 

 

 

Ernesto Ferrante