20.07.2012
Napoli » Ernesto Ferrante

Etleboro

Luigi de Magistris continua a “scassare”. Dopo la rimozione di Raphael Rossi dalla presidenza dell’Asìa e le dimissioni del pm Giuseppe Narducci dalla carica di assessore alla Sicurezza, è arrivata la rottura più traumatica, quella con Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio e uomo simbolo della lotta agli sprechi e alle clientele nelle partecipate comunali.

A sostituirli in giunta sono stati chiamati Enrico Panini e Salvatore Palma. Avvicendamenti tutt’altro che indolori, a poco più di un anno dalla vittoria elettorale, che autorizzano a fare cattivi pensieri su un progetto di città sempre più svuotato di nomi e competenze. Se poi tra i malcapitati compare pure Riccardo “Robin Hood” Realfonzo, coraggioso a schierarsi con l’ex europarlamentare fin dai suoi primi passi verso Palazzo San Giacomo, la situazione appare preoccupante. È tanta l’amarezza che traspare dalle parole dell’apprezzato economista per una decisione arrivata come una mazzata tra capo e collo.

“Non è certo questo un modo di procedere corretto - attacca Realfonzo - tanto più con chi lo ha aiutato sin dai primi passi della campagna elettorale.  Il punto è che il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento. Si ripete con me il copione già visto con Raphael Rossi e con Pino Narducci, con il quale ho condiviso numerose battaglie politiche, dalla questione della transazione Romeo alle internalizzazioni della Asìa”.

Il professore rivela di aver riscontrato una difficoltà costante nei rapporti con De Magistris sulle scelte in materia di bilancio, peraltro in parte già illustrate prima dell’insediamento della Giunta. “Nelle prime settimane di lavoro feci fare una approfondita due diligences, che trasmisi al sindaco, a seguito della quale gli prospettai subito l’alternativa tra un percorso che ci portasse alla dichiarazione di dissesto e una seria politica di risanamento, che pure descrissi tecnicamente in un documento ulteriore. Il sindaco scartò subito la strada del dissesto, senza però nemmeno sostenermi in tutti questi mesi nel perseguire la strada del risanamento. Perciò diverse tra quelle mie proposte non sono state da lui accolte e sono rimaste al palo”. 

Passi importanti fatti sulla strada del risanamento, contenendo di oltre 150 milioni la spesa e tagliando gli sprechi, ma tra mille ostacoli per la poca propensione del primo cittadino a varare misure drastiche, per tracciare un solco con un passato fatto di finanza creativa e contabilità allegra. Una linea di ferreo buongoverno che mal si è conciliata con la vocazione festaiola e il concetto di rigore di de Magistris.

“Anche sul fronte delle società partecipate - spiega il docente di Economia Politica - il lavoro che ho portato avanti è stato difficile ma importante. Sono io che ho portato avanti il lavoro di azzeramento dei precedenti cda delle partecipate e sono io che mi sono occupato di riscrivere tutti gli statuti delle società comunali.  Certo alcune mie proposte sono state bloccate, come nel caso di Terme di Agnano e Mostra d’Oltremare, o hanno avuto il via libera dal sindaco con grande ritardo, come quelle relative a Stoà e a Gesac, ma è grazie al lavoro che ho coordinato che oggi disponiamo di un piano complessivo di riassetto del sistema delle partecipate che è già a buon punto di attuazione. Come nel caso della fusione tra le tre società della mobilità, che, secondo il cronoprogramma, dovrebbe essere pienamente operativo entro fine anno”.

Operazioni condotte secondo il principio del rigore e per la difesa del pubblico, finalizzate all’efficienza e alla salvaguardia dei diritti dei cittadini. 

“Quando il sindaco per la prima volta mi ha prospettato la possibilità di un mio avvicendamento in giunta - conclude Riccardo Realfonzo - ho provato a spiegargli nuovamente quanto sia stato difficile in questo anno controllare i conti ed assicurare le disponibilità finanziarie del Comune, senza ricorrere alla “creatività” che oggi reclama, ma che tanti guasti nel Comune di Napoli ha provocato negli ultimi 15 anni”.

Di fronte alle enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, sarebbe stato “un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità. Per quanto mi riguarda, torno ancora una volta, con piena serenità, al mio lavoro tra i banchi universitari, soddisfatto per il lavoro ma al tempo stesso preoccupato per la mia città”.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante